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La mia birra. Fuori

Il mio birrificio artigianale di fiducia ha alleviato la quarantena mia e dei miei figli col delivery, e per ringraziare chi li ha aiutati a non fallire distribuiva “bond” da consumarsi alla riapertura. Stasera vado a onorarlo

22 Maggio 2020 alle 06:00

La mia birra. Fuori

(foto Unsplash)

Che il tam tam che ha chiamato a raccolta i giovani di ogni piazza all’ora dell’aperitivo fosse “poco udibile a chi ha più di cinquant’anni” è una pia illusione un po' malmostosa di Pigi Battista (sul Corriere). Io l’ho sentito benissimo, magari non un “avvicinamento come cancellazione della paura”, l’età adulta invita a fottersene della “voglia di fisicità, di vicinanza”, ma ipostatizza quella dell’alcol e della sua ritualità sociale. Battista ritiene che per “mere questioni di anagrafe” si debba essere terrorizzati dal “primo giovenile errore” (questo non è Pigi, è Petrarca) post lockdown dei ventenni. Forse è vero. Tranne scatenare – non lui – la caccia al nuovo untore da aperitivo, come se la pandemia l’avessero scatenata loro, e pure trafugato le mascherine. Mettere in guardia da “questa disinvoltura” che “sembra un atto di incoscienza” è fisiologico dell’età avanzata. Ma forse rinfacciare a uno spritz di essere poco rispettoso dei tanti morti è un eccesso di zelo. Si può andare a bere, fuori, perché c’è voglia di festeggiare anche senza avere vent’anni. Il mio birrificio artigianale di fiducia ha alleviato la quarantena mia e dei miei figli col delivery, e per ringraziare chi li ha aiutati, sbevazzando, a non fallire distribuiva “bond” da consumarsi alla riapertura, belli distanziati. Vado a onorare il bond, con le persone intorno, tale quale alla vita, e ci saranno i giovani. Ci vado stasera.

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