La Giornata per le vittime è sacra, la riffa sull'idea no

Maurizio Crippa

Per Rep. la proposta di una data commemorativa è di Corrado Augias: peccato che ce ne fossero altre, anche in Parlamento, ben prima della sua

Un momento, un giorno, per ricordare e piangere tutti i morti dell’epidemia, e per primi coloro che non sono stati pianti e sepolti, è un dovere pubblico e una necessità per tutti noi, le persone, gli scampati. Una civile elaborazione del lutto. La data ora c’è, decisa due giorni fa dalla commissione Affari sociali della Camera sintetizzando varie proposte di legge. Sarà il 18 marzo, la notte in cui i carri militari uscirono da Bergamo carichi di bare. Per una volta la politica si è mossa per tempo e su un’idea comune, e per scaramanzia verrebbe da dire anche con un poco di anticipo ottimista: le persone continuano a morire. In tutto questo, di cui non pensiamo che bene, spiace notare una silenziosa corsa alla primogenitura, o all’accaparramento, di una Giornata che è soltanto del dolore degli italiani. Dalle parti di Forza Italia, pare che ieri abbiano dovuto leggere due volte, strabuzzando gli occhi, l’occhiello in prima all’intervista a Giorgio Gori (il 28 giugno a Bergamo ci sarà la commemorazione dei 6.000 morti in provincia, 670 in città). C’è scritto: “La proposta di Augias”. Ma come, alla Camera giace una proposta per “istituzione della Giornata nazionale a memoria delle vittime dell’epidemia”, primo firmatario Giorgio Mulé, deposita il 27 marzo (lì si proponeva il 20 febbraio). Corrado Augias che nobilmente proponeva “un giorno per i morti soli” ha scritto il 30 aprile. Persino due giorni dopo che Maurizio Martina, bergamasco, aveva presentato una sua proposta di legge per la Giornata nazionale. Ma martedì, sul sito di Rep., imperterriti si dava il merito alla “proposta, lanciata su Repubblica lo scorso aprile da Corrado Augias”. Piangere i morti è la cosa più nobile e pietosa del mondo. La riffa su chi ha avuto per primo l’idea, anche no.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"