La scomparsa di Adolfo Natalini, architetto del "radical design"

Michele Masneri

Con Cristiano Toraldo di Francia aveva fondato nel 1966 il Superstudio, culto di nicchia in grado di ridare centralità a Firenze

È morto mercoledì sera Adolfo Natalini. Era uno degli ultimi membri di quella gang scatenata degli architetti radicali che avevano rivoluzionato il design e la progettazione negli anni Sessanta. Aveva 78 anni Natalini, che del gruppo era stato un po' la forza tranquilla: aveva fondato nel 1966 il Superstudio insieme con Cristiano Toraldo di Francia (mancato anche lui qualche mese fa, e il colpo era stato pesante sull’amico), gli “Amici miei” dell’architettura e del design che incroceranno poi gli altri radicali di Archizoom, per dar vita a un movimento che irrompe nel design e nel dibattito italiano da dove non te lo aspetteresti, Firenze, lontano dalla Milano del boom industriale e del compasso d’oro e dalla Roma dove architettura significava soprattutto complicate prese di posizioni tra figli di poliziotti e no. Il Superstudio, culto di nicchia riscoperto recentemente con vasta enfasi internazionale, aveva creato oggettistica e immaginario pop che poi finirà su copertine di dischi, riviste, case, e cataloghi, e moda, diventando subito classico (uno per tutti, il quadrettato “Quaderna” finito poi nel catalogo evergreen Cassina).

 

Quella del Superstudio era una banda, una factory, con artisti-architetti che fricchettoneggiano, discinti per le campagne fiorentine, in famiglie allargate, come se si fosse stati nella Berkeley tecnologica negli stessi anni e non nell’Italia delle P38. Natalini e Toraldo erano poi i Lennon e McCartney del radical design: anche se era difficile dire chi fosse l’uno e chi fosse l’altro. Per fisiognomica, Natalini forse più Lennon, anche se era meno di sinistra, più conservatore di Toraldo. Entrambi avevano una moglie di nome Frances (inglese in un caso, americana nell’altro). Natalini aveva cominciato come pittore pop, con la cosiddetta “scuola di Pistoia” (sua città natale), ed era stato poi anche l’unico del gruppo a rimanere a Firenze. Dopo la fase radicale era diventato un solido progettista, di banche, di musei (suo l’Opera del Duomo), vincendo molti concorsi internazionali anche battendo l’amico Rem Koolhaas (molto intristito dalla scomparsa, come Gian Piero Frassinelli, a questo punto unico superstite dei radicali).