Supermarket, a noi due

Michele Masneri

Di fronte al default della spesa, tutti si pensa a come cambieranno i luoghi commerciali. La provocazione di un giovane architetto napoletano

In tempi di pandemia, mentre siamo in coda al supermercato, e mentre l’amica del cuore ci ha dato un suo numero super segreto di un macellaio di Velletri che – giura – consegna a casa bistecche e straccetti sopraffini, di fronte insomma al default della spesa, tutti si pensa a come cambieranno i luoghi commerciali: alcune forme che parevano bizzarre sembrano improvvisamente aver senso. Come i negozi Amazon Go, senza cassieri, che da qualche anno hanno aperto negli Stati Uniti, con vari sensori e la possibilità di pagare con la app, senza dover scaricare la merce alla cassa. O al progetto del fondatore di Uber, Travis Kalanick, che, cacciato dall’azienda per essersi comportato male in tema di MeToo e dintorni, aveva salutato per fondare una sua compagnia di “ghost kitchen”, cioè di ristoranti senza sala, che cucinano ad alto livello per riders che poi trasportano i piatti a casa degli acquirenti (sembrava l’idea di un disperato, adesso mica più tanto).

 

Adesso arriva anche il supermercato singolo, studiato per un solo cliente alla volta che si trova circondato dalle merci in perfetta solitudine, dall’entrata all’uscita. Questa trovata però non è stata realizzata, non ancora almeno; è la provocazione di un giovane architetto, Fabrizio Esposito, che sul suo Instagram l’ha postata già a febbraio. Un supermercato singolo, appunto, con vari scomparti scherzosi per “penne lisce sterilizzate” e Nutella biscuits. Esposito, 26 anni, napoletano che lavora in uno studio di Amburgo (ma in questi giorni è quarantinato nel capoluogo campano), racconta al Foglio di essersi ispirato al radical design e a quei “monumenti continui” e a quel ciclo “Italia Vostra” con cui il gruppo di architetti fiorentini negli anni Sessanta aveva proposto soluzioni surreali per le grandi città italiane (Venezia carrabile con coperture di plexiglass, eccetera). “Ovviamente in una scala molto più piccola rispetto ai monumenti continui, una dimensione adeguata all’epoca e alla crisi che stiamo vivendo”, dice. L’idea di un supermercato singolo gli è venuta già a febbraio, “e sembrava ovviamente un’assurdità, ma in situazioni assurde come oggi l’assurdità potrebbe diventare normale”, dice Esposito, che sul suo profilo che si chiama Alvar Aaltissimo, seguito da primarie archistar, mette meme di architettura che qualcuno ogni tanto prende sul serio, come un rarissimo progetto di “casa per Giulio Andreotti”, opera addirittura di Luigi Moretti, con planimetrie e progetti e una sagoma un po’ gobbuta che doveva insospettire (e ci son cascati in tanti, ma sul supermercato invece non c’è niente da ridere, potrebbe diventare presto realtà, anzi fatelo presto, se potete). 

Visualizza questo post su Instagram

Luigi Moretti - Casa di Giulio Andreotti a Castel Gandolfo, 1972 _ Nel maggio 1972 Giulio Andreotti divenne per la prima volta presidente del Consiglio dei Ministri, succedendo a Emilio Colombo senza passare dalle elezioni. Andreotti ebbe quindi l’occasione di rivolgersi a un importante architetto per farsi progettare la sua casa delle vacanze, su un terreno ereditato a Castel Gandolfo, alle porte di Roma. L’architetto che prese l’incarico fu Luigi Moretti, 66enne, che negli anni precedenti fu impegnato in numerosi progetti internazionali, come il Watergate Complex a Washington, e altri tra cui quelli di Parigi, Montreal, Kuwait e Algeri. Dalle piante e dalle sezioni notiamo come il progetto sia il culmine della ricerca di Moretti sulla raffinatezza della linea curva, gestita sempre con maestria e unicità, inserita all’interno di un impianto regolare. . #alvaraaltissimo #andreotti #moretti #luigimoretti #democraziacristiana #architecture #architetturaitaliana #primoaprile #primarepubblica #aaltissimo #castelgandolfo @andreotti_il_cantautore

Un post condiviso da Alvar Aaltissimo (@alvaraaltissimo) in data: