Mucca Capitale

Michele Masneri

Trent’anni di Muccassassina, il party trasgressivo delle notti romane

Era il 1990, il fatale gay pride giubilare del 2000 era di là da venire, il gazometro non era ancora stato gentrificato da Ferzan Ozpetek, ma a Roma nasceva il party più scatenato d’Italia. Il Muccassassina, nato per raccogliere fondi anti Aids per il circolo Mario Mieli, era diretto da una sconosciuta Vladimir Luxuria, che ha raccontato tutto in un libro. “Il Mucca”, così chiamato con analogia utopica-bovina perché alloggiato in origine all’ex mattatoio di Testaccio, è diventato nel frattempo un grande classico trasversale e proverbiale. “Venerdì mucca” vale in fondo quanto “giovedì gnocchi”, a Roma, per la serata che si tiene ogni fine settimana con approccio capitale, tendenza centrotavola (perché escludere, quando si può includere?). Così tra coattoni e dark room, trans e travet, commesse e contesse, tutta la meglio e peggio società romana è passata per le varie location del party che si affolla oggi in un compound godereccio di 2.500 metri quadri verso la fatale Tiburtina, in un simmetrico del Plastic milanese. Ma se a Milano ci sono le fermate della metro rainbow, a Roma seppelliamo le talpe scavatrici, e i sindaci, con l’arcobaleno, hanno spesso vicissitudini. Così, anche Ignazio Marino, che nel 2015, alle celebrazioni del venticinquesimo del Mucca, danzava impavido con Claudia Gerini e coglieva l’occasione per invocare l’adozione gay, venne subito vituperato dal severo Pd capitolino, che poi s’imbatté in più gravi questioni morali. Questa sera, però, gran festa, anche se il trentennale fu già celebrato a ottobre – ma a Roma anche gli anniversari, nel dubbio, si fanno due volte, come per i 150 anni di Roma capitale (1871), che il comune si appresta a celebrare lunedì, anche se la ricorrenza sarebbe l’anno prossimo. Forse lapsus; nel dubbio, comunque, auguri a tutti.

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