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Attacco alla scienza

Quando i ricercatori vanno a braccetto con i negazionisti per farsi notare in epoca pre elettorale

21 Luglio 2020 alle 06:00

Attacco alla scienza

(foto LaPresse)

Vi sono innumerevoli esempi di scienziati che, credendo di perseguire il bene della collettività e di possedere i migliori mezzi razionali per adempiere a questo fine, sono stati sedotti dalle sirene della politica, quasi sempre con esiti nefasti per sé stessi o per i valori che intendevano inizialmente difendere. Sono quasi sempre sforzi in buona fede, ma solo raramente possono portare a risultati notevoli, come il presidente Benjamin Franklin negli Stati Uniti oppure, recentemente, la cancelliera Angela Merkel in Germania (su cui si può avere parere discorde, ma non riguardo la sua capacità di comunicare i punti essenziali durante la pandemia in Germania). Poi vi è un’altra, diversa categoria di azioni, quella di coloro che, credendo di fare il proprio interesse, si accostano ai politici per trarne vantaggio, specialmente in tempi elettorali. La spia di questo tipo di comportamenti consiste solitamente nel fatto che tali ricercatori agiscono furbescamente rinnegando quanto andavano difendendo fino a poco prima; per esempio, quando, avendo contribuito a denunciare determinati soggetti per pericolose dichiarazioni antiscientifiche durante l’epidemia di Covid-19 nel nostro paese, ne accettano poi l’invito in Senato, insieme a riconosciuti negazionisti ed elementi di spicco del movimento antiscientifico nostrano.

 

Questo è quanto sembra stare accadendo per alcuni importanti scienziati, membri fondatori del Patto trasversale della scienza, che, apparentemente immemori dei princìpi fondatori dell’associazione, si prestano a partecipare a eventi organizzati in Senato dall’onorevole Sgarbi – denunciato dalla medesima associazione – insieme a persone come la dottoressa Gismondo, oggetto di richiamo e diffida sempre da parte del Pts per le sue insostenibili dichiarazioni in merito alla pandemia.

 

La speranza di tutti coloro che, senza essere ricercatori, hanno investito tempo o anche solamente speranza nell’idea che il Pts potesse rappresentare una voce autorevole in difesa del metodo scientifico da troppo tempo mancante nel paese, è che si tratti di errori o sviste, come confermato da uno dei ricercatori coinvolti, il quale ha cancellato la sua adesione (Guido Silvestri); perché, se così non fosse, si tratterebbe di un altro degli elementi più disgustosi dello spettacolo cui ci tocca assistere in Italia in occasione dell’epidemia di Covid-19, un’ulteriore picconata alla già labile fiducia nella comunità scientifica italiana (non nella scienza, che è cosa diversa). La presidenza del Pts, nel frattempo, ha già reso pubblico un duro comunicato, in cui stigmatizza l’operazione preelettorale cui alcuni suoi membri sembrano essersi prestati; e vorrei concludere con le parole di quel comunicato, laddove afferma, richiamando il documento fondativo: “Il progresso della Scienza è un valore universale dell’umanità, che non può essere negato o distorto per fini politici o elettorali”.

Enrico Bucci

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