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Basta la parola?

Avanti con il distanziamento, infettivo solo il 3 per cento dei guariti al San Matteo. Notizie sul Covid, ma senza dati

23 Giugno 2020 alle 06:00

Basta la parola?

Nella attuale persistente mancanza di dati pubblicati e accessibili ai ricercatori, ieri si è svolta una conferenza stampa in Regione Lombardia, in cui i professori Baldanti (direttore del San Matteo di Pavia) e Remuzzi (direttore dell’Istituto Mario Negri) hanno esposto quelli che a loro giudizio sono elementi importanti circa gli ultimi sviluppi dell’epidemia di Sars-CoV-2 in Italia e, soprattutto, nella loro regione di appartenenza. Se, in assenza di articoli scientifici accessibili, prendiamo per buono ciò che ha detto Baldanti, apprendiamo che, su 280 pazienti esaminati dal San Matteo di Pavia, i quali erano “clinicamente guariti”, solo il 3 per cento ha fornito materiale virale in grado di infettare in vivo cellule umane. Insomma, come già ci avevano spiegato i ricercatori coreani, chi è guarito clinicamente può pure essere ancora positivo al tampone, ma comunque non è infettivo – se non, scopriamo dalle parole di Baldanti, in una piccola percentuale di casi (e questa sarebbe una novità, rispetto alle dichiarazioni di oltre un mese fa dei coreani).

 

Ad ascoltare Remuzzi – visto che ancora nulla possiamo leggere – in un gran numero di centri ospedalieri e di ricerca, incluso il suo, si troverebbe che i pazienti hanno ormai carica virale nei loro tamponi molto bassa, e secondo il professore non sarebbero in grado per questo motivo di infettare altri essere umani.

 

A domanda precisa di un giornalista, lo stesso Remuzzi sottolinea che dobbiamo continuare con l’igiene delle mani, le mascherine e il distanziamento, perché, come già aveva avuto modo di dire, secondo lui probabilmente sono proprio queste le misure che hanno permesso di abbattere la quantità di virus circolante. Inoltre, secondo il professore il virus potrebbe tornare a ottobre, e ciò che lui riferisce è relativo al momento contingente e al luogo particolare – visto che in altri paesi, come il Perù che egli ha citato, il virus circola a livelli molto più alti, ricordandoci che non siamo in una pandemia solo dal punto di vista del vocabolo.

 

Insomma, ribadiamolo: misure di distanziamento, mascherine e igiene delle mani da continuare assolutamente; in più, altre notizie che sono concordi con quanto altri studiosi nel mondo avevano osservato circa la prolungata positività di soggetti guariti, che secondo gli studiosi erano positivi ma contenevano solo frammenti di virus morto, e la notizia che i positivi possono avere valori di Rna virale sul tampone molto bassi – il che è coerente con il fatto che i positivi sono una popolazione eterogenea (addirittura soggetti negativi al tampone, nella prima fase dell’epidemia, hanno infettato degli ospedali).

  

Ora, la domanda che il lettore potrebbe farmi – a buon diritto – è la seguente: ma tu come fai a sapere che i risultati di Baldanti e Remuzzi sono questi? E io darei ragione a quel lettore che me lo chiedesse: perché, di fatto, io non lo so – ho potuto ascoltare solo parole, prima che i dati fossero disponibili e una pubblicazione fosse stata valutata dalla comunità scientifica. Ma questa, bellezza, è la scienza ai tempi di Covid-19. Aspettiamo e speriamo.

Enrico Bucci

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