Europa e Italia malamente incastrate nel conflitto tossico tra Eurobond e Mes

Salvatore Merlo

Un gioco d’azzardo per il Pd e il governo che in caso di fallimento nel negoziato con la Germania dovranno dar ragione a Salvini

Roma. L’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dice che Eurobond e Mes sono diventate “parole tossiche”, ormai immaneggiabili, di cui sarebbe meglio forse liberarsi per poi poter ricominciare a discutere utilizzando però un nuovo vocabolario. Come ha scritto Gideon Rachman, lunedì, sul Financial Times, i governi dell’Europa del sud sono prigionieri dell’idea che Mes equivalga a dire Troika, cioè l’obbligo di ristrutturazione del debito, come sostengono in Italia la Lega e Giorgia Meloni, mentre i governi dell’Europa del nord sono prigionieri a loro volta di una paura diffusa tra i loro elettorati, un timore espresso in Germania dalla forza crescente del partito nazionalista AfD, ovvero che Eurobond significhi mutualizzazione del debito, in pratica accollarsi le politiche di spesa dissennate dei paesi latini. Si tratta in entrambi i casi in parte di esagerazioni caricaturali, eppure giustificate dal clima, dai pregiudizi, dalla storia recente, dall’avanzare dei sovranisti, da sentimenti diffusi in un elettorato che tanto in Italia quanto in Germania o in Olanda è stato prima strizzato dai lunghi anni di austerità e poi adesso duramente colpito dal coronavirus. E così il negoziato europeo, di cui ieri è andato in scena il penultimo atto all’Eurogruppo, si è trasformato in uno gnommero senza apparente possibile scioglimento, con i governi di ciascun paese resi ostaggio di parole – Mes ed Eurobond – che si sono disincarnate per diventare slogan e semplificazioni contrapposte. Un pasticcio tossico, come dice Padoan. E un incastro perverso che ha il suo piccolo ma significativo riflesso nella politica italiana, con la stordente inversione dei ruoli tra la sinistra e i sovranisti.  

 

E infatti in Italia gli argomenti del sovranismo si sgonfiano, risucchiati dalla maggioranza grillo-democratica che li ha fatti propri. Dice infatti Giuseppe Conte, manifestando l’orientamento del suo governo: niente Mes, niente vincoli, assolutamente mai, sì invece alla spesa in disavanzo senza però pagare il costo del disavanzo stesso. Sembra quasi quello che da sempre sostiene uno come Claudio Borghi, che nel partito di Salvini ha il ruolo di rimescolare a piene mani nel sentimento più euroscettico degli italiani in cerca di soluzioni facili a problemi complessi. Ma questo avviene mentre la Lega, invece, sopravanzata dalla maggioranza rossogialla nella guerra al Mes e forse a corto di trovate efficaci, improvvisamente si chiede dove sia l’Unione europea e che matrimonio sia mai questo dell’Italia con un’Europa che vuol condividere la buona sorte, sì, ma non quella cattiva. Fino al paradosso, a voler essere conseguenti nella logica, che la destra sovranista si trova d’un tratto nell’incongrua posizione di chiedere più Europa anziché la Brexit all’italiana. Un gioco delle parti, insomma. Acrobatico, persino. Contraddittorio, per la destra, che finisce col rivelare l’inganno su cui poggia il nazionalismo, e cioè che non è vero che si possa fare da soli, ma anche un gioco azzardato per la sinistra al governo, che incastrandosi con salviniana energia nel garbuglio contrapposto Mes vs Eurobond gioca con il fuoco delle possibili conseguenze in caso di fallimento – non improbabile – della trattativa europea. E si accosta anche alle inclinazioni e alle parole disordinate di Salvini e della Lega. Si lasciava sfuggire per esempio ieri Enrico Borghi, bravo deputato del Pd, una frase significativa perché riassume un sentimento diffuso a sinistra: “Merkel deve decidere se vuole passare alla storia come l’erede di Kohl o di Lothar de Maizière”, cioè l’erede di un grande statista o dell’ultimo presidente della Germania dell’est. 

 

Considerato che è questa l’aria che tira nei gruppi dirigenti e nella comunicazione pubblica del partito, ecco che il Pd si consegna a un gioco doppiamente pericoloso. Se il governo non otterrà cioè che vuole – e non sembra possa ottenerlo – per la sinistra sarà molto complicato a quel punto sostenere che Salvini si stia sbagliando quando tornerà senza dubbio a dire che l’Europa va buttata al macero. Inoltre l’azzardo di suggerire alla Merkel di accettare il Mes per evitare di ripetere gli errori del 2008, quelli che provocarono la nascita dei sovranismi e dell’antieuropeismo di massa, poggia addirittura su un ragionamento tutto sbagliato, come ha ben spiegato il Financial Times: in Germania il nazionalismo, che cavalca la retorica dei lavoratori tedeschi costretti a pagare per i pigri italiani, si nutre proprio delle critiche agli Eurobond. Insomma, suggerire alla Germania di accettare gli Eurobond per difendersi dai sovranismi non è precisamente un’idea brillante. Ed ecco dunque l’incastro delle parole tossiche, di cui parlava Padoan, che assieme ad altri invoca una bonifica la cui urgenza è scandita dalle previsioni economiche: sono cataclismiche.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.