La Francia raccoglie i volenterosi contro la sempre più rigida Olanda

David Carretta

La posizione dell’Aia è “controproducente, incomprensibile e non può durare”, dice l’Eliseo. Tre buone notizie e una pessima

Bruxelles. La prima buona notizia è che l’Italia è disposta a uscire dalla trincea “Mes no, Eurobond sì” e accettare una condizionalità “light” per una linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), se l’Eurogruppo approverà un pacchetto finanziariamente ambizioso per far fronte all’impatto economico della crisi del coronavirus. La seconda buona notizia è che la quasi totalità della zona euro è dalla parte dell’Italia, a partire da Francia e Germania che oggi hanno mostrato tutta la loro irritazione nei confronti dell’Olanda per avere impedito l’accordo già martedì. La terza buona notizia è che un’intesa sul pacchetto complessivo non è lontana, compresa la menzione di un “Fondo per la ripresa” (ispirato dal “Fondo di solidarietà” proposto dalla Francia per emettere debito congiunto) che includa “strumenti di finanziamento innovativi” (un modo per non chiudere definitivamente la porta a bond comuni accontentando il fronte dei Coronabond anche se gli Eurobond non si potranno avere). La cattiva notizia è che l’Olanda appare irremovibile. Il suo ministro delle Finanze, Wopke Hoekstra, ha perfino irrigidito le sue posizioni: “Il Mes può essere usato senza condizioni” solo “per coprire costi sanitari. Per il sostegno economico di lungo periodo pensiamo che sia ragionevole combinare l’uso del Mes con alcune condizioni economiche”. La pessima notizia è che “non c’è accordo, finché non c’è accordo su tutto” e senza l’unanimità l’Eurogruppo non può decidere nulla. Basta un “nee” olandese o un “no” italiano per bloccare 530 miliardi. Alle 17 di domani, quando i ministri delle Finanze riprenderanno la teleconferenza, l’Eurogruppo potrebbe ritrovarsi nello stesso stallo di questa mattina.

 

La notte fallimentare dell’Eurogruppo non è stata inutile. Sul secondo e terzo dei quattro pilastri del pacchetto c’è un sostanziale accordo: il piano della Bei per garantire 200 miliardi di liquidità alle imprese e i 100 miliardi di Sure per aiutare gli stati membri a finanziare la cassa integrazione. Sul “Fondo per la ripresa” proposto dalla Francia – il quarto pilastro del pacchetto – nessun ministro ha messo il veto e si è giocato con le ambiguità linguistiche per disegnare un compromesso: il riferimento a “strumenti di finanziamento innovativi” permetterebbe di creare uno Special Purpose Vehicle da 360 miliardi come chiede Parigi oppure di ricorrere alle risorse più limitate del bilancio dell’Ue. Le numerose bozze fatte circolare da Mario Centeno lasciavano ai capi di stato e di governo il compito di indicare le “linee guida” su come e con quali soldi costruire il “Fondo per la ripresa”. Ma è sul Mes – il primo e più urgente pilastro del pacchetto – che il negoziato si è arenato. Italia e Olanda sono “su sponde opposte e senza margine di manovra per ragioni interne di coalizione o per decisioni parlamentari interne”, sintetizza una fonte europea.

 

Per Roberto Gualtieri è già difficile accettare la condizionalità minima proposta dal direttore del Mes, Klaus Regling. L’olandese Hoekstra invece insiste su una condizionalità a due fasi: “light” per combattere il virus, “heavy” (cioè riforme e tagli) per combattere la recessione. Quelle dell’Olanda “potrebbero essere percepite come provocazioni”, ha risposto il francese Bruno Le Maire. La posizione olandese è “controproducente, incomprensibile e non può durare”, ha detto l’Eliseo, evocando una coalizione di volenterosi sui Coronabond. La Germania ha fatto trapelare la sua “frustrazione”. Berlino intende usare due argomenti con gli olandesi per toccare la corda del loro pragmatismo: l’impennata dello spread ieri mattina dimostra che siamo di fronte a una crisi seria, mentre insistere con tagli alle pensioni o la riforma delle pensioni è il modo più facile per facilitare l’ascesa al potere dei populisti.