L'aiuto dell'Europa c'è anche senza bond

Redazione

Il 31 per cento degli acquisti della Bce a marzo riguarda l’Italia. Proteste?

A marzo la Bce ha comprato 37,3 miliardi di titoli pubblici dell’area euro, e di questi 11,8, il 31 per cento, Btp e altri buoni del Tesoro italiano. A febbraio gli acquisti sull’Italia erano stati di 2,2 miliardi. La Bce ha dunque concentrato sul nostro paese la gran parte dei nuovi strumenti annunciati il 12 marzo, e cioè i 120 miliardi annui in partenza da aprile, oltre alla coda del piano App (Asset purchase program) da 20 miliardi mensili, con i quali la capacità mensile supera i 50 miliardi. Da aprile poi è attivato il Pepp, Pandemic emergency purchase program il cui nome, nella miriade di sigle dell’Eurotower, è chiaro: un bazooka dedicato al coronavirus. E in soli cinque giorni ha speso 34 miliardi.

 

 

La ripartizione del Peep non è disponibile, ma gli analisti di Pictet Wealth Management concordano sulle cure speciali per l’Italia. Il che significa che è stata abbandonata la vecchia ripartizione, osservata da Draghi, in base alle quote di capitale della banca che vedeva la Germania prima, la Francia seconda e l’Italia terza. Il nuovo piano dà infatti libertà di intervento nelle misure “necessarie e proporzionate alla situazione”. Basandosi sugli acquisti del vecchio programma, l’unico finora del quale la Bce fornisce i dettagli, dopo i Btp italiani (per 6,2 miliardi in più) ne hanno beneficiato Francia (per 2), Spagna (1,4) e Belgio (0,7); i titoli olandesi hanno avuto 1,2 miliardi di acquisti in meno e soprattutto per 6,9 miliardi i Bund tedeschi. Tutto questo ha finora permesso di tenere lo spread sotto controllo, in area 200, facendo risparmiare soldi al Tesoro e ai contribuenti.

  

  

Ma significa anche che è già in atto un travaso di risorse dai paesi del nord a quelli mediterranei, più colpiti dall’epidemia e che fino all’Eurogruppo di martedì avevano fatto fronte comune contro il rigore olandese-tedesco. Viene da pensare che il contrasto sia stato più di forma che di sostanza, vedi caso Mes, il Fondo salva stati. D’altra parte i dati di Bankitalia evidenziano una realtà: negli ultimi dieci anni la quota di debito pubblico in mano a privati italiani è passata dal 21 al 6 per cento; gli stranieri sono in ritirata dal 41 al 30. La Bce, attraverso Banca d’Italia, è salita dal 4 al 20. Dov’è lo spazio e la volontà dei connazionali per ricette autarchiche?

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