La Francia ha un “Mr déconfinement” ma ancora poche certezze sui prossimi passi

Mauro Zanon

Chi è Jean Castex, l'uomo scelto da Macron per organizzare la ripartenza

Parigi. In Francia, il déconfinement non è dietro l’angolo, anzi, secondo quanto bisbigliato ieri dal Canard enchâiné, il governo francese starebbe valutando l’ipotesi di mantenere il lockdown fino alla fine di maggio alla luce delle cifre nefaste sui morti (martedì è stata superata la barra dei diecimila). “Solo il livello di rischio per la salute dei francesi fisserà la durata dell’isolamento”, ha detto il presidente Emmanuel Macron ai suoi consiglieri, anticipando che la ripartenza inizierà probabilmente a giugno. Ma l’esecutivo, guidato da Édouard Philippe, sta già preparando l’après-coronavirus, e ne ha affidato l’organizzazione a Jean Castex.

 

Da giovedì scorso, ossia da quando il premier francese ha pronunciato il suo nome su Tf1 per il “coordinamento di un gruppo di lavoro interministeriale per riflettere sulla strategia” della cosiddetta fase due, Castex è diventato per tutti “Monsieur déconfinement”, il ministro per la riapertura e il rilancio della Francia, il cui pil, nel primo trimestre del 2020, è precipitato di circa il 6 per cento, la peggiore performance dal 1945. “E’ un grande servitore dello stato”, “è l’uomo della situazione”: gli elogi piovono per questo alto funzionario, attualmente sindaco del piccolo comune di Prades (Pirenei-Orientali) in quota Républicains, ma con un passato e un curricu importanti. Si è diplomato a Sciences Po e all’Ena, si è fatto apprezzare come consigliere alla Corte di conti, come segretario generale della prefettura del Vaucluse e come presidente della Camera regionale dei conti d’Alsazia. Ma è da direttore dell’ospedalizzazione e dell’organizzazione delle cure presso il ministero delle Solidarietà e della Coesione sociale e come capo di gabinetto di Xavier Bertrand ai tempi in cui era ministro della Salute che Castex ha mostrato la sua solidità, entrando nelle grazie dell’allora presidente Nicolas Sakozy, che lo ha nominato vicesegretario generale dell’Elise – resta un suo fedelissimo. “E’ un vero coltello svizzero, ha dei contatti un po’ dappertutto, sa fare quello che bisogna fare nel posto giusto al momento giusto”, ha detto di lui Franck Louvrier, ex consigliere di Sarkò.

 

 

Non è la prima volta che Castex è chiamato a preparare un piano per lottare contro un’epidemia. Quando era capo di gabinetto di Bertrand, ha orchestrato la controffensiva all’epidemia da virus H5N1, l’influenza aviaria. “L’Oms aveva dichiarato, allora, che eravamo uno dei paesi più preparati al mondo”, ricorda l’ex ministro della Salute sarkozista. Ma da parte di Castex non bisogna aspettarsi “subito una soluzione miracolosa”, ha precisato Bertrand, perché “tutti hanno capito che le condizioni di uscita dall’isolamento saranno in funzione del numero di maschere e di test”. Castex, insomma, avrà un’immensa responsabilità, lui che figurava anche nella short-list per diventare ministro dell’Interno quando Gérard Collomb si dimise in polemica nel 2018. Fino alla sua nomina, ufficializzata la scorsa settimana, era il delegato interministeriale per le Olimpiadi di Parigi 2024 e i grandi eventi sportivi, oltre che presidente dell’Agenzia nazionale dello sport. Ora dovrà mettere a frutto la sua esperienza e la sua capacita di dialogo per rassicurare la popolazione francese molto impaurita dagli ultimi dati e da una comunità medico-scientifica che bisticcia, spesso per questioni di ego, invece di fare chiarezza.

 

A Parigi, da ieri, le attività sportive sono vietate dalle 10 alle 19, decisione presa dalla sindaca Anne Hidalgo per “assicurare un rispetto più stringente dell’isolamento”, anche se in molti temono che questa restrizione provocherà intasamenti al di fuori della suddetta fascia oraria. Ma i problemi a cui anche Castex dovrà fornire risposte convincenti sono due: le condizioni drammatiche degli Ephad, le case di cura francesi, dove il rischio di un’ecatombe è molto elevato in ragione della mancanza dei mezzi per reagire all’epidemia, e quelle in cui versano i quartieri più svantaggiati, che soffrono più degli altri l’isolamento, a causa delle ristrettezze abitative e sociali. “Nei quartieri poveri, quando si è obbligati a subire l’insalubrità ventiquattro ore su ventiquattro, è ancora più dura. Quando si vive in un piccolo appartamento, l’isolamento è più complicato”, ha spiegato a France Info Fatima Mostefaoui, cittadina marsigliese, lanciando l’allarme sullo stato dei quartieri nord di Marsiglia.

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