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Caro Camilleri, non sai cosa ti sei perso

Lunedì sera Montalbano è andato in onda in forte ritardo perché prima il presidente del Consiglio doveva avvertire a reti unificate che in tutta Italia si sarebbero chiuse le scuole, i teatri, posti tuoi

12 Marzo 2020 alle 06:00

Caro Camilleri, non sai cosa ti sei perso

(foto LaPresse)

Caro Andrea C., non sai che cosa ti sei perso. Forse saresti stato contento di non vederlo. Ma no, la frase “avrei preferito morire piuttosto che vedere…” non va presa alla lettera, tanto meno per uno come te. Avresti visto. Lunedì sera una nuova puntata di Montalbano è andata in onda in forte ritardo, perché prima il presidente del Consiglio doveva avvertire a reti unificate che in tutta l’Italia, anche a Vigata, era obbligatorio restare chiusi in casa, chiuse le scuole, chiusi i teatri, posti tuoi, giorno e notte, fino a data da definire. Non è cosa di babbiare, ha detto un fruttivendolo in un telegiornale di ieri, davanti alle fragole che gli andavano a male. Gli armatori offrono le grandi navi per farne ospedali per malattie infettive, tanto non riescono più a farle attraccare in nessun porto. Si chiamano galere per quello. A Venezia le grandi navi passano ancora, per il momento, ma nessuno può sbarcare, e del resto Venezia è chiusa e vuota. Quomodo sedet sola civitas […] quasi vidua domina gentium.

 

Le persone si abituano piano piano a non darsi la mano, a stare a distanza. Ci mettono di più a smettere le parole corrispondenti: “Stiamo vicini”, dicono, mentre esortano a tenersi alla larga, “è il momento di stringerci”. “Bisogna che ciascuno dia una mano”, dicono. Le messe sono sospese, il Papa benedice da lontano, ieri ha detto che “dobbiamo stare vicini ai malati, a chi cura le persone che soffrono”, e anche, specialmente, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle carcerati, ha detto. Ieri anche uno che fa il ministro della Giustizia ha parlato in Parlamento delle galere. A un certo punto ha nominato anche i dodici detenuti morti. Ti avrebbe colpito: “Per lo più di overdose”, ha detto. Nient’altro. Sono tempi così, si muore per lo più. E per lo meno? Ha detto, con quella faccia e piglio caporalesco: “Non indietreggeremo di un centimetro”. Il carcere, le sue celle (“camere di pernottamento”, le chiama, benché le persone ci stiano ammucchiate anche 20 ore al giorno) è esattamente questione di centimetri. E’ tutto scombussolato. Una nostra amica cura un programma radiofonico intitolato “L’isola deserta”: e ora? Stare in casa non è male, per chi ce l’ha, del resto tu l’avresti saputo meglio di altri. Però le cose, i libri, i quadri, i personaggi del teatro dei pupi, i portacenere, hanno preso un’aria desolata, come se si fossero svalutate di colpo, come se sentissero di appartenere al mondo di ieri, e che non tornerà. In Cina hanno una app che traccia ogni movimento di ognuno del miliardo e mezzo di cinesi.

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