È il caso più fortuito e minuscolo, alla fine, che separa Lesbo da Lodi

Adriano Sofri

L'azzardo di Erdogan, i grandi d'Europa e l'esasperazione

Guardiamolo negli occhi, il nostro mondo. Si stipula una pace in Afghanistan, affare elettorale di Trump, di cui vedremo gli svolgimenti. Intanto si può fondatamente prevedere che il ritorno dei talebani moltiplicherà il numero di afghani in fuga dal paese, che già oggi sono una quota ingente della pressione alle frontiere europee, specialmente sud-orientali. C’è la moltitudine di famiglie soprattutto siriane spinta di colpo nella fossa comune d’acqua e di scogli fra terraferma turca e terraferma greca, senza poter andare né avanti né indietro: in trappola. E in trappola con lei, benché confortevole ancora e anzi lussuosa, è l’intera classe dirigente dei paesi d’Europa, che sa di dover pagare un prezzo carissimo al ripudio di quelle migliaia e decine e centinaia di migliaia di sventurati intrappolati e pieni di bambini, e sente di doverne pagare uno per lei ancora più alto cedendo al soccorso e consegnandosi alla rabbia popolare e al cinismo delle opposizioni razziste. Mors tua vita mea: è inevitabile opinare che la classe dirigente europea scelga così coi migranti nella rete balcanica, facendo della minaccia che si è tenacemente procurata, l’avvento dell’estrema destra, un alibi a una propria disumanità: senza che questo ne assicuri la salvezza. Tutti vedono che la signora Angela Merkel, pur alla vigilia del commiato personale, non ripeterebbe mai il gesto audace di cinque anni fa. E d’altra parte l’azzardo di Erdogan si è fatto col tempo tanto più esoso quanto più esasperato. Guardano a questo scenario, i nostri spettatori, come se il destino baro stesse accumulando più disastri in una volta, l’uno separato dall’altro, il lusso del coronavirus per l’Europa e l’acqua alla gola e il gelo e il tifo e fame e sete ai dannati delle belle isole greche. (Il tifo, infatti, che vi è endemico, come l’ebola in Africa, come il dengue in America latina, morbi micidiali ma altrui, in questa parte di mondo che battibecca sulle vaccinazioni).

 

Ma Lesbo e Lodi non sono separate se non dal caso più fortuito e minuscolo: fate che un contagio del coronavirus raggiunga quella moltitudine di fuggiaschi e immaginate come infurierebbe e infierirebbe. Mosche nel bicchiere, i grandi d’Europa sbattono di qua e di là e cominciano a spararle grosse e del resto antiche: trovare un posto, un ghetto, un recinto, in cui avviare e confinare la moltitudine che preme nuda contro i fili spinati. Fra poco, vedrete, qualcuno si ricorderà del Madagascar, o dell’Uganda. Naturalmente un posto c’è per le decine di migliaia di profughi siriani naufragati fra due confini, e per gli altri milioni sprofondati nelle cantine della Turchia e del Libano e del Kurdistan: quel posto si chiama Siria. Era là che dovevano tornare, era là che i miliardi dei paesi ricchi dovevano andare a incoraggiare e finanziare quel ritorno e la ricostruzione di case e anime. Non è senno di poi: qualcuno lo ha avvertito da principio, e ha avvertito delle condizioni necessarie per renderlo possibile. Soffrire e reagire al mattatoio che tocca i nove anni e supera il mezzo milione di ammazzati e i milioni di sfollati ed esuli. Credere in una forza internazionale e dispiegarla. Rispettare almeno le proprie linee rosse. Non essere, oltre che così disumani, così ciechi da guardare alle bande di ogni risma, dalle masnade islamiste alle potenze regionali, l’Iran e la Turchia, il Libano degli sciiti e Israele, e mondiali, la Russia svelta di mano e gli Stati Uniti svelti di piede, come a un parapiglia estraneo e caratteristico, il solito Medio oriente, che si massacrino fra loro. E’ tardi, naturalmente. Ora forse dopo aver tirato sui miliardi si otterrà dal sultano qualche rinnovo contrattuale, qualche dilazione. Nel frattempo, qualcuno dovrà fare il lavoro sporco, lo sta già facendo. Qualcun altro soccorrerà, non ignorando le conseguenze più distanti ma sapendo che quando il proprio prossimo annega in mare o stramazza su una strada di ladroni bisogna solo soccorrerlo, avvenga quello che vuole. Gli uni e gli altri, quelli che sparano ai gommoni e alla ressa sui fili spinati e quelli che riscaldano e nutrono col poco che hanno, lo fanno anche per noi, tutti coinvolti. Ciascuno scelga i suoi.

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