Credersi il coronavirus

Adriano Sofri

Ci sono persone che non capiscono cosa sta accadendo. Altre si stupiscono di essere misconosciute

Ci sono persone che non capiscono che cosa sta succedendo, come i gabbiani. Una mia amica che per professione incontra persone più singolari del solito, mi racconta di un signore distinto, di mezza età, presso lei ricoverato, il quale è persuaso di essere il coronavirus, e soprattutto cerca di persuaderne chiunque altri. Gli anticorpi, cioè. Non riesce a capacitarsi che se ne parli tanto, con tanto allarme, in televisione, sui giornali, nei discorsi comuni, come di uno sconosciuto, invisibile, temibile, e non si riesca a vederlo: è lui. Altro che invisibile. Qualcuno, come si fa coi matti, gli dice “sì, certo, sei tu”, ma gli si legge in faccia che non ci credono, tanto più che non prendono nessuna iniziativa per riconoscerlo, farlo conoscere, e trattarlo com’è giusto se si vuole risolvere il problema. Ne è angosciato e soprattutto offeso. Misconosciuto.

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