Si può sempre contare su Bologna

Adriano Sofri

Se le città sono femmine, allora il capoluogo emiliano è una donna di zigomo forte

Maschi, abbiamo immaginato femmine le nostre case, dalla madre terra in giù. Femmine proverbiali i continenti – come nei calendarietti illustrati: la donna a vent’anni è come l’Africa, inesplorata… Femmine le nazioni e le patrie, madri o spose o sorelle spogliate e violate e spasimanti nell’attesa del guerriero redentore. Femmine, soprattutto, le città. Le trattiamo come trattiamo e maltrattiamo le donne, le nostre o quelle d’altri o “di tutti”, con ancor meno riguardo: di volta in volta amata e rinnegata, traditrice e generosa. Roma puttana, sorella, madre, svampita, calze a rete tacchi a spillo e un po' di vita. Bologna vecchia signora dai fianchi un po' molli cullati fra i portici cosce di mamma Bologna. Fiorenza, sì grande che per l’inferno suo nome si spande. Livorno, che sembrerebbe un po' più virile, è Annina, è la madre. È femmina anche Trieste, con la sua scontrosa grazia, benché, se piace, sia come un ragazzaccio, aspro e vorace. Non so immaginare come le donne pensino alla città, certo in tutt’altro modo. Probabilmente anche loro la figurano donna, ma allora più sorella, amica, complice, amante. Questo problematico preambolo per dire che comunque dà un gran sollievo sapere che su Bologna, donna emiliana di zigomo forte, si può sempre contare.

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