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Ciò che non siamo più, ciò che non vogliamo più

E' quello che dicono le sardine, rifacendosi a Montale

23 Gennaio 2020 alle 06:00

Ciò che non siamo più, ciò che non vogliamo più

(foto LaPresse)

Fedele alla consegna di non farmi indurre in tentazione di suggerire alle sardine, segnalo la simulazione di ingenuità dei loro interroganti, ansiosi di ottenerne “risposte”. L’ha detto, sia pure per inciso, Floris nel suo programma: Montale, Non chiederci la parola. “Codesto solo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Le piazze delle sardine hanno detto che cosa non sono, che cosa non vogliono. C’è un supplemento prosaico – un monosillabo – alla dichiarazione del poeta, che la allarga a programma della conversione necessaria per una storia che si è andata inoltrando in un vicolo cieco: “più”. Ciò che non siamo più, ciò che non vogliamo più. Che non siamo più rispetto a quello che eravamo personalmente, specialmente se siamo vecchi. E che non siamo più, tutti insieme, rispetto a quello che fummo, tutti insieme, per qualche migliaio di anni. Eredi riconoscenti, capaci di riparazioni.

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Commenti all'articolo

  • gdaines

    23 Gennaio 2020 - 18:33

    Un movimento solo antagonista non ha mai vita lunga... Se a ciò si aggiunge la “leggerezza” dei contenuti e la balbettante collocazione sulla scena “civilpolitica” è facile che si esaurisca nel breve periodo!

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  • Caronte

    23 Gennaio 2020 - 15:39

    Il puro stile ittico, fiumi di parole ad illustrare il nulla come risposta dinanzi ad evidenti necessità economiche, antropologiche e sociali di tutti noi italiani. Irrilevante

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  • 2000memorie

    23 Gennaio 2020 - 08:19

    Muti come pesci (sardine). Inutile aspettarsi risposte (non parliamo poi di risposte serie).

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