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L’ultimo Austen movie

Niente cinema, “Emma” esce subito in streaming su Chili. Tutto bello e fantastico, a parte il costo

27 Marzo 2020 alle 06:00

L’ultimo Austen movie

L’inarrestabile ascesa dei nasi che sanguinano”. E’ un titolo del Guardian, pre epidemia ma neanche tanto. Non erano film di fantascienza, non erano film di pugilato, in questione erano storie d’amore. Gocciola il naso di Timothée Chalamet in “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, durante un contrastato pranzo di famiglia. Gocciola il naso di Saoirse Ronan che ha appena fatto l’amore, in “Lady Bird” di Greta Gerwig. Gocciola il naso di Emma nel film diretto da Autumn de Wilde, appena Mr Knightley – un Mr Darcy meno riluttante e fascinoso, che sta in un altro romanzo di Jane Austen – sotto un albero le chiede “vuoi sposarmi?”

 

“Emma” è l’ultimo Austen movie. Provvisorio: la ragazza che scriveva in soggiorno, su un tavolino portatile, continua a incantare. Le registe, in questo caso – anche se è cosa nota e universalmente riconosciuta che il migliore “Orgoglio e pregiudizio” lo abbia diretto Joe Wright (Keira Knightley era Elizabeth Bennet). Prima dell’emergenza, l’uscita del film nelle sale italiane era prevista a giugno. Con mossa inedita che potrebbe aprire una nuova strada, Universal lo fa uscire adesso su Chili, piattaforma streaming senza abbonamento. Pagate soltanto quel che vi va di vedere, non c’è un fisso mensile e per certi titoli esiste la doppia opzione, noleggio o acquisto.

 

Bello, fantastico, un faro nella notte e un modello da seguire. Quasi: per il noleggio di “Emma” (dura 48 ore da quando parte il “play”, infatti si accertano: “Sei sicuro di voler cominciare?”) servono sedici euro. Non pochissimi, se paragonati al biglietto del cinema. E ancor più se confrontati con gli abbonamenti streaming che inondano di proposte e novità.

 

Distributore e piattaforma hanno sicuramente fatto i loro calcoli, ma per lo spettatore la cifra risulta fuori mercato. “Emma” non ha neppure attori di gran richiamo, pur essendo tutti bravissimi. Aggiungiamo il fatto che ormai son vietate le visioni collettive, quattro persone su un divano tipo “Friends” sono ormai assembramento. Viene la curiosità di sapere, a tempo debito, quanti avranno pagato l’obolo per “Emma”. “Subito in streaming” seduce noi fanatici, che del film sentiamo parlare da mesi. Lo spettatore non professionale ha altri criteri.

 

Detto questo, “Emma” ricorda il “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson, per i colori pastello dei vestiti, dei cappelli e dei saloni, con cornici di stucco bianco che pare zucchero. Si potrebbe dire: estetica da cupcake. La regista Autumn de Wilde viene dalla fotografia, oltre agli attori ha fatto lavorare bene costumisti e scenografi. Troneggia su tutti lo strepitoso vecchio genitore Bill Nighy, sempre riparato dietro eleganti paraventi rivestiti di broccato, teme gli spifferi. All’inizio del film la governante di casa se ne va. Emma le ha combinato un buon matrimonio, e non perderà il vizio di impicciarsi delle faccende sentimentali altrui. Vorrebbe occuparsi anche di un marito suo, se non fosse totalmente cieca ai girotondi sentimentali che la riguardano.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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Commenti all'articolo

  • Cacciapuoti

    27 Marzo 2020 - 11:30

    leggo mariorosa ... e sprofondo nella beatitudine. .

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