Maratona Burton-Depp

Mariarosa Mancuso

In tempi di “affetti stabili” c’è “La sposa cadavere”. E a seguire “Edward mani di forbice”, data l’assenza di parrucchieri

E’ andata così. Lui vede spuntare da terra qualcosa che pare un ramoscello. Siccome ha le fedi nuziali in tasca – deve andare sposo di lì a poco – prende l’anello e lo infila al rametto. Per gioco, pensa. Non sa che lo stecco non è uno stecco, bensì lo scheletrico anulare di una fanciulla morta il giorno delle nozze. Lei coglie al volo la seconda occasione: sbuca dalla tomba, si appropria del marito promesso a un’altra, e intende non mollarlo per l’eternità. Che dicono la task force, la cabina di regia, la road map? Trattasi oppure no di affetto stabile? (Mai come in questi giorni abbiamo ripensato alla vecchia battuta, di origine aziendale: “Un cammello è un cavallo disegnato da un comitato”).

 

Il “caso limite, non globale” (copyright Giorgio Gaber) sta nella “Sposa cadavere” di Tim Burton: lo spunto veniva da un’antica leggenda ebraica, poi rimaneggiata nella Russia dell’Ottocento. I genitori della sposa promessa – quella viva – non sono tanto contenti. Ma l’incauto giovanotto e la scheletrica sposa sono felicissimi, festeggiano nell’aldilà (lui ha la voce di Johnny Depp, e gli somiglia). Tra il “Día de los Muertos” e il gotico vittoriano. Anche nella rivisitazione di Edward Gorey, disegnatore americano del Novecento: nel suo abbecedario – roba vecchia, serviva per imparare l’alfabeto, A come arancia, B come banana – facciamo conoscenza con tanti piccini che non arrivano vivi alla fine della filastrocca.

 

Il virus ancora non ci ha resi più cinici, era già un nostro libro prediletto. E dunque: “A come Anna che cadde dalle scale, B come Basil che fu divorato da un orso…”. Per rendere meglio il macabro de “I piccini di Gashlycrumb” (sottotitolo: “Dopo la gita”, si immagina che spariscano come i dieci piccoli indiani) sappiate che su internet circola una parodia con tutti i morti di “Game of Thrones”, puntualmente disegnati alla maniera di Gorey.

 

Oltre che per la casistica degli affetti (se aiuta rivedere il film, lo si trova su Infinity Tv) Tim Burton ci è in questi giorni particolarmente caro per “Edward mani di forbice” (su Disney +). I parrucchieri l’altro giorno si sono incatenati per protesta. Il giovanotto con le cesoie al posto delle mani, capace di ricavare animali dalle siepi e acconciature magnifiche (quando lo lasciano lavorare) è il sogno di ogni fanciulla. Oggi più che mai. Nel 1990 era una variazione su “La bella e la bestia”, con Johnny Depp sublime e malinconico. Un pallido pierrot con le occhiaie e lame che obbligavano al distanziamento sociale. Non pensavamo alla sua pubblica utilità.

 

Per finire la maratona Burton-Depp, andiamo a “Sweeney Todd”. Quasi un’opera lirica sulla vendetta, scritta e composta da Stephen Sondheim, il novantenne re del teatro musicale americano. Per il suo compleanno Meryl Streep ha indossato l’accappatoio, si è versata un Martini, ha gorgheggiato “Ladies Who Lunch” (domenica scorsa c’era tutta Broadway in streaming da casa). “Le signore che vanno a pranzo”: altro divertimento da archiviare. O passeranno i piatti con le mani guantate di plastica?