Genova per noi

Roberto Maroni

Garantire efficienza, tempi certi e piena trasparenza nella realizzazione delle opere pubbliche si può. Non servono comitati tecnici, commissioni speciali o task force di esperti

Oggi è una bella giornata: a Genova si completa la costruzione del nuovo ponte Morandi. Un miracolo di ingegneria e capacità organizzativa, in tempi record e con piena trasparenza. Il merito va a lavoratori e imprese, naturalmente, ma soprattutto al territorio. Sarà che la gente di lì, per dirla con Paolo Conte, “è forse un po' selvatica”, ma Genova ci ha davvero stupiti, sviluppando un metodo innovativo di lavoro che funziona davvero bene. Gli artefici principali di questo imprevedibile successo sono il sindaco di Genova, Marco Bucci, e il governatore ligure Giovanni Toti. Una lezione di stile e di concretezza. Sindaco e governatore ce l’hanno fatta risolvendo con abilità i conflitti con il governo romano e (soprattutto) evitando di finire nella palude della burocrazia ostile. Ecco, da Genova viene una lezione che potrebbe (dovrebbe) indurre il governo a mettere in campo una riforma vera, profonda e immediata del settore delle opere pubbliche. La cosa da fare è semplice: abolire il codice degli appalti e adottare il “metodo Genova”. Garantire efficienza, tempi certi e piena trasparenza nella realizzazione delle opere pubbliche si può. Non servono comitati tecnici, commissioni speciali o task force di esperti: come si deve fare è lì da vedere, basta dare ascolto ai territori, basta valorizzare le buone pratiche messe in campo da amministratori competenti e concreti. Basta andare là dove c’è “un mare che si muove anche di notte e non sta fermo mai”. Genova per noi. Stay tuned.