Parliamo di giustizia

Roberto Maroni

Una sentenza storica della Cassazione sulle intercettazioni, che taglia le unghie a quel giustizialismo d'aggressione che ha rovinato la vita a tanti innocenti

Oggi parlo di giustizia. Tema insidioso per la politica, e ancor più per i partiti che sostengono il governo. Sopravvissuta alla citofonata emiliana, la maggioranza sta faticosamente cercando la quadra per arrivare alla fine della legislatura. O almeno al 2022, quando il Parlamento eleggerà il nuovo presidente della Repubblica. Uno dei temi del confronto-scontro tra le varie componenti della maggioranza rossogialla è la giustizia. La famigerata legge sulla prescrizione (approvata dal governo gialloverde) agita le acque, con Renzi che (giustamente) si oppone a questo obbrobrio.

 

Questa sulla “giustizia giusta” è una battaglia di civiltà e io spero davvero che Renzi non molli. Da avvocato poi gli do una dritta. Pochi giorni fa le Sezioni unite della Cassazione hanno stabilito un principio nuovo sull’uso delle intercettazioni: per la prima volta la Suprema Corte ha messo un freno all’uso politico della giustizia, stabilendo che le cosiddette “intercettazioni a strascico” non possono essere usate indiscriminatamente dalle procure come avviene oggi. Sono ammesse per la ricerca della prova, non di un colpevole a tutti i costi. Una sentenza storica, che taglia le unghie a quel giustizialismo d'aggressione che ha rovinato la vita a tanti innocenti. E allora, caro Renzi, metti questo principio in una legge e rendilo applicabile a tutti: aggiungerai un pezzo importante alla ricostruzione di quel rapporto corretto tra giustizia e politica che si è perso dopo tangentopoli. Stay tuned.

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