Un modello per il dopo

Giacinto della Cananea

La costruzione del ponte di Genova ha mostrato il volto di una burocrazia efficiente. Tre lezioni per il futuro

L’emergenza sanitaria e la crisi economica hanno suscitato l’aspettativa di uno stato più efficiente e sollecito nel far pervenire il sostegno pubblico a quanti ne hanno bisogno. La costruzione, in quattordici mesi, del nuovo ponte di Genova costituisce un passo fondamentale in questa direzione. Questo risultato ha dimostrato – nelle parole dell’architetto cui si deve il progetto del ponte, Renzo Piano – che, se c’è la volontà, le cose si possono fare bene. Vi è stato bisogno anche di un’elevata competenza tecnica e si è dovuto ovviare, con norme eccezionali, all’intrico delle competenze legislative e alla lentezza delle procedure amministrative. Ciò ha comportato, secondo alcuni, un costo elevato, non in termini economici, ma sotto il profilo della deviazione dalle norme generali. E’, d’altra parte, compito del governo e del Parlamento rimuovere gli ostacoli all’azione dello stato. In questo caso, essi lo hanno fatto con una soluzione ad hoc.

   

 

Dalla ricostruzione del ponte di Genova si può, però, trarre una lezione più generale, per correggere gli errori del passato. Tra di essi, vi è la malaugurata decisione presa nel 2001, quando un’esigua maggioranza parlamentare incluse le principali infrastrutture pubbliche, come le grandi reti di trasporto, tra le materie su cui legiferano lo stato e le regioni, finendo per rafforzare i veti reciproci. E’ vero che, per porvi rimedio, bisogna emendare una disposizione della Costituzione e che i tempi per farlo sono più lunghi di quelli ordinari. Ma, se emergesse una convergenza in senso riformista, si potrebbe provvedere nel giro di alcuni mesi. Sarebbe un risultato importante, per legittimare le altre misure che sono rimesse all’azione del governo centrale e dei governi regionali.

  

Occorre, in particolare, snellire i controlli pubblici sulle attività produttive. A causa della crisi economica, le attività di molti imprenditori, professionisti e artigiani rischiano di cessare per sempre. Per evitare che ciò accada, è indispensabile la semplificazione degli oneri amministrativi e fiscali. Per esempio, vanno ridotti gli oneri fiscali imposti sulla ricerca scientifica, dando seguito alla proposta della senatrice Elena Cattaneo di ridurre l’imposta sul valore aggiunto applicata sull’acquisto, da parte delle università e degli enti scientifici, di reagenti e strumenti destinati unicamente alla ricerca. Un altro esempio concerne le autorizzazioni e i controlli degli enti locali: sebbene l’installazione di antenne a bassa potenza per le comunicazioni elettroniche non sia assoggettata dalla legge ad alcuna autorizzazione, vari comuni impongono limiti o richiedono pareri tecnici, con il risultato di allungare i procedimenti. Tali adempimenti vanno eliminati, non solo con divieti e sanzioni, ma anche con incentivi, con la diffusione delle migliori prassi.

  

Affinché la semplificazione abbia successo, si devono realizzare tre condizioni. Innanzitutto, poiché bisogna contemperare interessi opposti, e a farlo devono essere i politici, non i tecnici, serve una visione d’insieme, un piano di azione, di cui ancora non si vedono i contorni. La sua determinazione spetta al governo e al Parlamento, che dev’essere pienamente coinvolto, non meramente informato. La seconda condizione consiste nello sgombrare il campo dall’equivoco, alimentato dalla legislazione degli ultimi due decenni, che le riforme si possano fare senza costi. Questi sono inevitabili nel breve periodo, anche se saranno ampiamente compensati dai benefici, e vanno perciò attentamente stimati. Infine, l’esperienza dimostra che il successo delle riforme dipende in buona parte dall’attiva partecipazione degli stessi amministratori pubblici. Invece delle generiche e sterili invettive contro la burocrazia, vanno individuate le soluzioni che, oltre a ridurre gli oneri per i cittadini e le imprese, rendono più semplice il lavoro dei servitori dello stato, con beneficio di tutti.

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