Il cemento della società

Lamberto Icini

Ricostruire, mantenere e realizzare grandi opere e infrastrutture. Così la filiera del cemento può aiutare l'Italia a ripartire. "Ma occorre rimettere mano alle regole per la gestione degli appalti", dice Roberto Callieri, presidente Federbeton

Per costruire ciascuna delle torri su cui poggerà il ponte Shanghai-Nantong sul fiume Yangtse in Cina, sono già stati utilizzati 73.000 metri cubi di cemento. Sarà il ponte a stralli più grande al mondo. Sono di calcestruzzo i nuovi ponti sul mare, come quello di Hong Kong-Zhuhai-Macao, il più lungo del mondo, o le pile del nuovo ponte di Genova, che in questi giorni rappresenta un simbolo di orgoglio e ripartenza per l'Italia. Opere che vengono realizzate utilizzando calcestruzzi speciali, in grado di proteggere le armature dalla corrosione e resistere agli agenti atmosferici. Eppure anche l'industria del cemento si è dovuta arrendere al coronavirus. Non a caso, solo pochi giorni fa, ha lanciato la richiesta di un nuovo "Piano Marshall". Un investimento straordinario per salvaguardare una filiera a rischio default, a causa della prolungata chiusura decisa dal governo in risposta alla pandemia. "Il rilancio dell’economia passerà necessariamente per un rilancio delle infrastrutture e delle grandi opere", scriveva allora Roberto Callieri, presidente di Federbeton, in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte e ai ministri di Economia, Sviluppo e Infrastrutture. "Il nostro comparto sarà chiamato a offrire al paese un contributo fondamentale". Le imprese hanno spento i forni da cemento, chiuso gli impianti e interrotto le attività. Un'interruzione simile, ha ricordato Callieri, non si verificava dall’ultima guerra. A rischio ci sono 800 imprese e 8 mila posti di lavoro (il 25 per cento del comparto). Il Dpcm sulla Fase 2 ha inserito i cantieri tra i settori che ripartiranno il 4 maggio. Ed è proprio il presidente dell'associazione aderente a Confindustria a spiegare al Foglio cosa cambierà tra pochi giorni ma, soprattutto, cosa bisognerà fare per permettere al settore, e all'Italia, di tornare a crescere.

  

"Il Dpcm qualifica la filiera del cemento e del calcestruzzo come attività a basso rischio, per la limitata concentrazione delle persone sui posti di lavoro", dice Callieri. "Il comparto ha recepito in maniera rigorosa e repentina e, laddove necessario, incrementato il protocollo nazionale per la sicurezza nei luoghi di lavoro, mettendo a punto specifiche linee guida, d'intesa con le organizzazioni sindacali di riferimento. Ci auguriamo, dunque, che la produzione di cemento e calcestruzzo riprenda in tempi rapidi, dopo una iniziale fase di assestamento che speriamo duri solo qualche settimana". L’aspettativa è di un buon ritmo di attività, almeno inizialmente, con la messa in campo di risorse importanti per gli investimenti pubblici e la riattivazione dei cantieri privati, che all’inizio dell’anno stavano sviluppando una buona performance. "Se l'economia italiana punterà sulle costruzioni come volano di sviluppo e moltiplicatore del pil", continua Callieri, "ci attendiamo per il comparto una performance quasi sicuramente negativa per l'anno 2020 a cui dovrebbe seguire però un rimbalzo apprezzabile il prossimo anno. È fondamentale, tuttavia, che l’Italia intraprenda un percorso di sistema, per il rilancio delle costruzioni e delle filiere collegate, come d’altro canto già sta accadendo a livello europeo: la Spagna, ad esempio, ha già riattivato i cantieri e sviluppato una buona energia di ripartenza".

  

In cosa si discosta dal protocollo nazionale anti-Covid l’accordo sottoscritto da Federbeton con i sindacati di settore per garantire la sicurezza sul lavoro?

"In considerazione delle caratteristiche peculiari dell’industria del cemento, le linee guida sviluppate da Federbeton abbracciano tutte le fasi del processo produttivo, compresa la gestione di fornitori e altri soggetti che possano trovarsi a interagire con il personale attivo all’interno degli stabilimenti".

"Non solo: il documento individua procedure e misure capaci di trovare applicazione in tutti gli impianti della filiera che – per propria natura o localizzazione geografica – possono avere esigenze anche assai differenti, sia in termini di specifiche normative Covid regionali sia in ragione di particolari dinamiche di produzione".

"Le misure anti-contagio di Federbeton sono pensate per salvaguardare la salute delle persone. Un valore che le imprese del comparto considerano di primaria importanza. Solo assicurando la massima prevenzione a tutela della sicurezza e della salute all’interno degli impianti, sarà possibile centrare l’obiettivo al quale tutto il Paese guarda: riaprire le attività produttive e rilanciare l’economia".

   

Il premier ha annunciato che il governo pensa a un provvedimento “sblocca-Paese”. Come va tradotta, secondo lei, questa giusta esigenza di “sbloccare” l’Italia? Significa pensare, ad esempio, di replicare il modello utilizzato per la realizzazione del Ponte Morandi?

"La ricostruzione del ponte ha dato prova di essere un esperimento positivo con una forte valenza simbolica legata anche all’orgoglio nazionale e alla capacità del nostro Paese – in presenza di una chiara volontà politica – di realizzare un’opera così importante in tempi brevi. Lo stesso Premier ha confermato durante l’inaugurazione del nuovo ponte di Genova il 28 aprile la validità del modello e la necessità di assicurarne replicabilità".

"Pensiamo, tuttavia, che in questo momento possa essere una leva risolutiva, da utilizzarsi ad esempio per un breve periodo, su un numero limitato di opere a forte valenza infrastrutturale. A regime, potranno essere utilizzati altri modelli, ma la certezza è che occorre rimettere mano alle regole per la gestione degli appalti pubblici".

"Tenuto conto che le imprese hanno bisogno di circa due anni per adeguarsi alle nuove regole e che negli ultimi sei anni la normativa sugli appalti è stata radicalmente rivista per ben tre volte, l’auspicio è che questo cambiamento sia l’ultimo per i prossimi 15 o 20 anni. Con fiducia, ci rimettiamo alla capacità dei decisori pubblici di trovare il giusto equilibrio e confidiamo sarà possibile, per la filiera del cemento e del calcestruzzo, operare con le risorse già accantonate e stanziate nel bilancio dello stato".


La crisi sembra aver fermato, tra le altre cose, anche la realizzazione e la manutenzione delle grandi opere. Come ripartire?

"Giustamente, l'attenzione di tutti è ancora focalizzata sull’emergenza epidemiologica, che non è ancora conclusa. La salute è la priorità per tutti, ma occorre guardare avanti e programmare la ripartenza dell’economia dell’intero paese, pur nel rispetto di norme di sicurezza e protocolli comportamentali di prevenzione la cui implementazione e rispetto devono essere rigidi e indeclinabili".

"In quest’ottica, la realizzazione delle infrastrutture che ancora mancano all’Italia e la manutenzione delle opere esistenti possono essere un’occasione per la ripartenza del paese: la nostra filiera ha un ruolo centrale in questo contesto. Le costruzioni e le infrastrutture, in particolare, sono riconosciute come un volano per l'economia di un paese".

"Il lockdown – che come sappiamo non sarà allentato in maniera totale – può consentire di programmare interventi di manutenzione alle infrastrutture civili, scolastiche e viarie, con un limitato disagio per la popolazione. Quella popolazione che, alla ripartenza, avrà bisogno di infrastrutture efficienti e sicure attraverso le quali ricominciare a vivere una vita normale. Il comparto rappresentato da Federbeton, con circa 30.000 addetti, ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un'eccellenza nazionale, grazie allo sviluppo di materiali in grado di conferire alle opere sempre maggiori prestazioni in termini di durabilità e sicurezza. Con la possibilità di intervenire anche sul patrimonio esistente per ricostruire, proteggere, consolidare".

"Le nostre imprese, con la medesima diligenza con cui hanno interrotto le attività, sono pronte nel brevissimo termine a riavviare la produzione e a fornire materiali in tutta sicurezza, grazie anche alle risorse rese disponibili dal decreto Liquidità. La richiesta di Federbeton è oggi quella di poter tradurre questa potenzialità in una effettiva ripartenza".

In un documento di richieste al governo avanzate la proposta di sbloccare gli impegni di spesa pluriennali. Questo significa che le risorse stanziate finora non sono sufficienti? Di che importi si tratta per il vostro settore?

"La nostra proposta, avanzata anche da altri comparti, è che si anticipino risorse già stanziate, utilizzando gli strumenti finanziari innovativi messi a disposizione in collaborazione con gli istituti bancari e finanziari e attraverso l’intervento decisivo e strategico di Cassa Depositi e Prestiti. In continuità con l’importante ruolo di sostegno all'economia che già questi soggetti stanno svolgendo".