Citofono Quirinale

Roberto Maroni

Spero che Mattarella risponda alla richiesta di Salvini di andare al voto, ma c’è un “ma”: il referendum sulla riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari

“Refezioni" (sintesi di “referendum” ed “elezioni”) è il neologismo con cui avremo a che fare da lunedì. Mi spiego. Se la sinistra perde in Emilia-Romagna, Salvini correrà a citofonare al Quirinale per chiedere le dimissioni di Conte, lo scioglimento delle Camere ed elezioni politiche subito. Ci sta, è giusto, il cambio della storia nella regione rossa per eccellenza merita un reset della legislatura. Sarebbe una cosa utile anche per la sinistra, che potrebbe cogliere l’occasione per ripulirsi delle scorie, ritrovare un’anima popolare e lanciare l’opa sul M5s. E anche Di Maio ne trarrebbe vantaggio: verrebbe rieletto, si libererebbe dei rompicoglioni interni e lascerebbe a Di Battista la fatica di Sisifo di una campagna elettorale da paura.

 

Se è così, vuol dire che il presidente Mattarella risponderà alla citofonata? Io spero di sì, ma c’è un “ma”: il referendum sulla riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari. La Corte ha dato il via libera al referendum dopo il deposito delle firme dei senatori (tra cui sei leghisti). Ora tocca al governo fissare la data della consultazione, che dovrà tenersi tra marzo e maggio. C’è chi scommette che il premier Conte non vede l’ora di correre (pure lui) a citofonare al presidente Mattarella per annunciargli che ha indetto il referendum in primavera e che quindi non si possono sciogliere le Camere prima che il popolo sovrano abbia deciso sulla riduzione delle poltrone. Appesi al citofono, chi l’avrebbe detto? Stay tuned.

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