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Processo al citofono

Le Iene, il Gabibbo e Salvini: la politica mette in scena il peggio della tv

23 Gennaio 2020 alle 06:08

Processo al citofono

“Lei è al primo piano? Ci può far entrare cortesemente? Perché ci hanno segnalato una cosa sgradevole e volevamo che lei la smentisse, ci hanno detto che da lei parte lo spaccio del quartiere. Lo dicono i cittadini. Giusto o sbagliato?”. Doveva accadere. I segnali erano già evidenti con la performance dei deputati di Fratelli d’Italia che erano andati, sempre a Bologna, a mostrare a favor di social i citofoni delle case popolari indicando i nomi stranieri. Ma la scena di Matteo Salvini, che va a citofonare in diretta Facebook a casa di una famiglia tunisina accusata di spaccio da una signora del quartiere, segna un punto di svolta.

  

 

O meglio, è il punto finale di un processo degenerativo lungo decenni di messa in scena di un topos della televisione italiana: il citofono. L’antesignano è stato probabilmente Piero Chiambretti, che da portalettere suonava ai campanelli di personaggi potenti o famosi, a cui faceva interviste ironiche e spesso urticanti. Sempre nell’ambito dell’intrattenimento c’è stato il citofono dei comici di “Mai dire gol”. Poi il genere si è modificato, producendo le interviste da citofono, con protagonisti dell’infotainment come il “Gabibbo” e “Striscia la notizia”, la cui variante mobile erano i pedinamenti stradali. Successivamente, un gradino più in basso, dopo l’apparizione dei giornalisti da finestra, quelli che contemplavano le luci dei palazzi delle procure, sono arrivati i giornalisti da portone: quelli che, dopo appostamento, si appiccicavano ai campanelli di famiglie colpite da lutti, indagini o arresti. Il salto ulteriore, dopo la notifica citofonica, è stato quello che ha prodotto il “processo al citofono”, un genere portato alla gloria dalle “Iene”: si suona al portone di qualcuno sospettato o indicato di qualcosa, che non sa bene con chi sta parlando, e gli si fa l’interrogatorio con il microfono attaccato al citofono. Con Matteo Salvini siamo al perfezionamento del “processo mediatico al citofono”, ma ribaltando lo stadio iniziale, quello da cui è partito Chiambretti: non è più il giornalista a tampinare il potente, ma il potente – con il codazzo di giornalisti al seguito – a processare l’uomo comune. La degenerazione della specie.

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  • Andrew

    Andrew

    24 Gennaio 2020 - 13:40

    Perché tanta indignazione? Perché il citofonato è un tunisino e lo squillo del campanello, a causa della nazionalità dell’inquilino, pare abbia avuto un suono razzista. E perché con il suo gesto Salvini avrebbe tradito per bassi motivi propagandistici il suo ruolo di uomo delle istituzioni in quanto ex ministro dell’Interno. Non basta, poi. Perché molti non hanno visto nella citofonata solo un contenuto razzista, ma anche una forma di fascismo. Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, ha definito squadrista e degno degli anni più bui del deprecato regime il comportamento di Salvini, lasciando intendere che sulla faccenda sarebbe auspicabile un pronto intervento della magistratura. Ovviamente per reato di scampanellata razzista e fascista!

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  • Silvius

    23 Gennaio 2020 - 19:25

    Beh, possibile che nessuno gli chieda - Salvini - se ha mai fatto uso di sostanze psicotrope?

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  • Giovanni Attinà

    23 Gennaio 2020 - 09:44

    E' innegabile che Salvini abbia suonato il citofono per la solita visibilità e pubblicità conseguente. Quanto alle Iene, Gabibbo ed altro ancora la carta stampata ha grandissima responsabilità nell'aver amplificato , e continua a farlo, il loro modo di comportarsi che non ha niente a che fare con il vero giornalismo d0inchiesta.

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    • regni.gubbio

      23 Gennaio 2020 - 10:21

      Condivido.Aggiungo che le bravate odierne di Slvini e Meloni non sono poi cosi' diverse da quelle che combina vano Calderoli e Borghezio sempre difese e tollerate dalla politica e stampa del centro destra e il menefreghismo della cittadinanza.E' stato seminato vento ora si raccoglie tempesta.Bel risultato genii!!

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  • regni.gubbio

    23 Gennaio 2020 - 08:33

    "punto finale di un lungo processo degenerativo" certo. Ma arrivato grazie alla meta" degli elettori , della stampa, TV, cultura che dal1994 hanno avuto solo carezze per leghisti ed ex missini che hanno permesso a Berlusconi di governare.Molti di coloro che oggi si scandalizzato dovrebbero riflettere su cio' che hanno detto scritto votato negli ultimi 25 anni

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