Elogio di Luca Zaia

Roberto Maroni

Quarant'anni fa nasceva la Liga Veneta, che ha mostrato la strada dell’autonomia. Chissà mai che nell'autunno caldo non sia proprio un erede della grande tradizione venetista a prendere il timone della nave Italia

Qualche giorno fa su Repubblica Ilvo Diamanti si compiaceva dell’exploit di Luca Zaia: il governatore del Veneto piace al 50 per cento degli italiani e batte Salvini (37 per cento) che perde quasi 10 punti in un mese. Un bel riconoscimento, anche perché viene da un giornale che il 13 marzo (con il solito Gad Lerner) definiva Zaia un “razzista rassicurante”. Sono contento del successo dell’amico Luca, è davvero meritato. Con lui ho condiviso l’esperienza di governo e tante battaglie, tra cui il referendum sull’autonomia regionale del 2017: un’iniziativa forte sul piano istituzionale e su quello politico, che ha dato voce alle storiche rivendicazioni del nord che “Roma-Padrona” non potrà eludere per sempre. Qualcuno prevede per Zaia un futuro politico a livello nazionale. Qualcuno gli ha già prenotato la poltrona di premier a Palazzo Chigi. Massimo Cacciari scrive che “il prudente Zaia aspetta che Salvini si logori da solo” prima di prendersi la Lega. Sono uomo di mondo, anch’io ho fatto il militare (ma non a Cuneo) e so quanto fastidio creano dentro i partiti queste candidature a leader. Quindi, calma e gesso. Ma alla faccia di Totò, un indizio lo butto lì: 40 anni fa nasceva la Liga Veneta, che ha mostrato a me e a Bossi la strada dell’autonomia. Chissà mai che l’autunno caldo non ci porti una buona notizia a compensazione del virus: che sia proprio un erede della grande tradizione venetista a prendere il timone della nave Italia per portarla in un porto sicuro fuori dalla tempesta. Stay tuned.

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