A proposito del Sindaco d'Italia

Roberto Maroni

La riforma avrebbe la sicurezza di un mandato di governo per l’intera legislatura, ciò che gli consentirebbe (come per sindaci) di occuparsi concretamente dei problemi dei cittadini

Quasi tutti i commenti politici alla suggestione lanciata da Matteo Renzi sul “Sindaco d’Italia” (cioè l’elezione diretta del capo del governo) si sono divisi a metà tra l’ironia (“Il sindaco d’Italia? Come no, e pure la contessa regionale”, Fatto Quotidiano) e il non ci credo (“Da Craxi a Berlusconi, il Sindaco d’Italia è l’eterno ritorno del sempre uguale”, la Stampa). Una nuova puntata della telenovela che questa stralunata maggioranza ci propina ogni giorno? Probabile: l’ex premier rinato dopo la crisi agostana gioca una partita per la sopravvivenza politica, entrando a gamba tesa su tutto. Vuol far capire che lui c’è. E dopo l’incontro che avrà la prossima settimana con il premier Conte (sulle nomine, dicono i maligni) il Sindaco d’Italia tornerà probabilmente nel cassetto. Peccato, perché l’elezione diretta del premier (non del presidente della Repubblica) è la riforma giusta da fare. Il Sindaco d’Italia avrebbe la sicurezza di un mandato di governo per l’intera legislatura, ciò che gli consentirebbe (come per sindaci) di occuparsi concretamente dei problemi dei cittadini senza l’ossessione del “dacci oggi il nostro tweet quotidiano” per diventare trend-topic del mondo virtuale. Un premier eletto dal popolo eviterebbe i governi tecnici (vera negazione della democrazia rappresentativa) e manderebbe in soffitta il manuale Cencelli, ponendo fine al rito romano delle trame di corridoio. Il Palazzo si aprirebbe come una scatola di tonno. Anzi, di sardine. Stay tuned.

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