Beppe Lenin

Roberto Maroni

Rileggere l'estremismo grillino con le parole di un leader comunista

Tra gli anniversari dell’anno appena iniziato ce n’è uno doppio: 150 anni fa nasceva Vladimir Ilijc Ulianov, meglio conosciuto come Lenin. E 100 anni fa (ma guarda caso) fu pubblicato il suo saggio politico “L’estremismo, malattia infantile del comunismo”. Sostituendo “grillismo” a “comunismo” quel libro è oggi di straordinaria attualità. Non passa giorno, infatti, senza che il M5s manifesti la sua irresistibile propensione all’estremismo: dalla Tav all’Ilva, dalla crociata No Vax al blocco della prescrizione, fino alla gogna contro chi dissente. Sono iniziative che, mutatis mutandis, Lenin commenterebbe così: “Voi sembrate a voi stessi terribilmente rivoluzionari, ma in realtà vi siete spaventati come bambini per le difficoltà della lotta contro le influenze in seno al Movimento”. Manca in casa grillina “la coscienza meditata a fondo della necessità di essere quanto più possibile flessibili nella tattica: una tattica che non si interroga sull’opportunità di avvicinare il nemico, incalzarlo, smascherarlo, non può essere definita una tattica, è soltanto un dogma, una stolta regola generale, una puerile presa di posizione”. Non sarò mai grillino, ma rispetto chi fa politica e mi consento un suggerimento amichevole a Beppe Grillo, visto che lo conosco da una vita: caro Beppe, se vuoi che la rivoluzione grillina porti cose utili e non finisca travolta dalla malattia infantile dell’estremismo, diffondi questo Barbaro Fogliante (e abbonati al Foglio, naturalmente…). Stay tuned.

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