La Scala su RaiPlay e la cultura che sperimenta il new digitale

Fabiana Giacomotti

Il ruolo di mostre, concerti e presentazioni di libri a fini di sostentamento delle persone e delle nazioni non è mai parso evidente come in questi giorni

Vogliamo essere onesti: sei mesi fa, fra le decine di mail di iniziative culturali interessanti che riceviamo ogni giorno, la notizia della partecipazione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo alla Artists’ Film International ci avrebbe lasciato tiepidi. Ieri, invece, abbiamo aperto con apprensione il messaggio – un mese è bastato per associare l’intestazione “Bergamo” a lutti e dolore: il sindaco Giorgio Gori dovrà pensare anche a questo, nel prossimo futuro – e ci siamo aperti in un sorriso. Le attività della GAMeC proseguono, un bravo videoartista trentenne, Francesco Pedraglio, è stato selezionato per la dodicesima edizione della rassegna internazionale di videoarte con un progetto sviluppato da una performance live, il tutto si svolgerà per via telematica. Ecco, che buona notizia.

 

Il ruolo della cultura e della sua rilevanza a fini di sostentamento delle persone e delle nazioni, per riprendere le parole magari non dette ma di certo messe in atto dai governi a cavallo del millennio con tagli e dimostrazioni di scarso interesse per il ruolo di musei e teatri, non è mai parso evidente come in questi giorni, quando libri, giornali, magazine, ma anche l’accesso gratuito a mostre, concerti e opere rese disponibili dagli archivi dei teatri e delle fondazioni hanno reso la reclusione non solo meno dura, ma perfino piacevole. Si spera con un pensiero di gratitudine per i tanti lavoratori dello spettacolo sostanzialmente esclusi dai nuovi decreti e per i quali l’orizzonte è nerissimo (attori con mascherine? Truccatori a due metri dallo stesso? Costumisti che adattano vestiti come?). La cultura, però e in generale, ci piace un pochino di più in questi giorni di reclusione quasi volontaria, e ci piace soprattutto se di qualità e gratis (sul punto valgono le considerazioni di cui sopra: bene sovvenzionare i metalmeccanici, ma perché il lavoro degli artigiani dello spettacolo non dovrebbe essere tutelato?). Lo dimostrano i dati di ascolto del canale più sofisticato e, purtroppo anche questo va detto, fino a oggi più negletto delle reti pubbliche, Rai 5: dal 9 marzo al 6 aprile, l’incremento degli ascolti è stato pari al 58,3 per cento. Certo, stiamo parlando di numeri di nicchia, meno di 60 mila persone, ma si tratta comunque di un dato significativo, come quello relativo a Rai Storia: + 37,5 per cento, podio per “Fury” di David Ayer, temiamo per via di Brad Pitt, ma insomma a un’incollatura da “Il falsario”, premio Oscar al miglior film straniero 2007, e un documentario sull’attacco a Pearl Harbour.

 

Non sono ancora stati diffusi dati sui risultati Raiplay della speciale partnership con il Teatro alla Scala (per intenderci, il Metropolitan di New York rende disponibili le proprie opere agli abbonati per 23 ore, poi ci si rivede a teatro), ma i risultati sulla lirica di Rai 5, seconda opzione inserita nell’accordo, sono piuttosto interessanti: nello split spiccano, curiose, le preferenze dei laureati: “Lucia di Lammermoor” di Donizetti e la “Petite messe solennelle” di Rossini. I teatri sono chiusi in tutta Europa, perfino a Vienna e nonostante la pretesa superiorità sanitaria, tanto che Dominique Meyer sta programmando un più rapido trasloco a Milano, continuando in questi giorni gli incontri su zoom con lo staff, che da una parte si è attivato con l’apertura digitale del Museo Teatrale e dall’altro deve tenere a bada certe intemperanze dei sindacati di base, che impromptu e in ovvia ricerca di visibilità mandano una lettera aperta al sindaco Beppe Sala, presidente della Fondazione Scala, chiedendogli di aprire il teatro il 2 giugno per un concerto straordinario dedicato agli operatori della sanità e del commercio, su modello di quello leggendario che Arturo Toscanini diresse l’11 maggio del 1946, nel teatro ricostruito dai milanesi ancor prima delle loro stesse case. Dal Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah porta in scena dialoghi e interviste (una su Giovanni Testori, come naturale); la Fondazione Trussardi prende invece spunto dal “Viaggio attorno alla mia camera” di Xavier de Maistre per un progetto aperto non solo agli artisti e ai poeti di professione, ma a chiunque voglia cimentarsi sul tema (le modalità si trovano sul sito). Se solo certe piattaforme riuscissero a migliorare l’effetto bidimensionale, straniante delle immagini, e la qualità del suono, il successo sarebbe decuplicato e diventerebbe un protocollo per la famosa “experience” di shopping, cultura e turismo che è stato il leit motiv del marketing degli ultimi anni. Non è un caso, infatti, che la Fondazione Prada rifletta sul tema attraverso il progetto “Life-edit” di Costanza Candeloro, che partendo dal Voyage dans les yeux di Georges Rodenbach riflette sull’esperienza individuale e collettiva dello streaming.

 

Poi, certo, accadono contrattempi grotteschi, per esempio il blocco di Facebook alla pubblicità dell’incontro via zoom dal Circolo dei Lettori su Raffaello, starring Giovanni Morale delle Gallerie d’Italia, per via della riproduzione della “Fornarina” (un’altra censura? Ancora, dopo il fattaccio dei Rubens di qualche anno fa? Ci uniformiamo al senso della morale islamica o si tratta solo di quel genere di ignoranza superficiale contro la quale le università europee combattono tutti i giorni contro i loro studenti d’Oltreoceano?), ma in genere le cose funzionano. Perfino troppo: il numero di inviti, call, suggerimenti è tale da aver già provocato un filo d’ansia in chi li riceve. Un po’ per l’impossibilità oggettiva di trascorrere il tempo fra convegni e visite online, dovendo continuare a lavorare, sia pure in smart working; un po’ perché, se un tempo bastava accampare la scusa di un appuntamento “precedente” per evitare un invito, chiusi in casa è diventato pressoché impossibile sottrarsi a meno di non rivelare la verità: mi spiace, non mi interessa.