Milanesi imbelliti

Paola Bulbarelli

La grande onda delle donazioni super ricche, ma anche il volontariato attivo. Prendete tempo

Non ci voleva il coronavirus per sapere che i milanesi (e i lombardi) sono persone generose, ben lontane dallo stereotipo autoironico del milanese imbruttito. Chiusi in casa, hanno messo subito mano al portafoglio in molti. I ricchi, ovvio. Accanto alle donazioni di Giorgio Armani (che ha anche chiuso hotel, negozi e ristoranti per la salute di dipendenti e clienti), Esselunga, alla campagna di raccolta fondi di Chiara Ferragni e Fedez, fino ai cento milioni dell’Intesa Sanpaolo, ce ne sono decine di “spontanee” a sostegno delle strutture ospedaliere. Tanti i gesti di solidarietà locale. Anche le squadre di calcio di Serie A non si sono tirate indietro: Steven Zhang (presidente dell’Inter) ha donato 100 mila euro, i tifosi dell’Atalanta hanno messo a disposizione i soldi del pullman delle trasferte. E’ un boom di donazioni. Regione Lombardia ha aperto un conto corrente così come l’Asst di Bergamo e l’Asst di Monza viste le numerose richieste di persone, associazioni, aziende private che vogliono esserci.

 

Poi ci sono le cose dei milanesi “meno in vista”, dove emerge quella Milano del volontariato, religioso o laico, che fa spesso la differenza. Non mancano gli appelli. Come quello lanciato da Stefano Lampertico, direttore della rivista Scarp de’ Tenis che chiede di acquistare il giornale sul sito www.social-shop.it. “Essendo un giornale di strada e vendendolo fuori dalle parrocchie – spiega – i nostri venditori non avranno modo di lavorare per questo mese. Sono una cinquantina a Milano e nella diocesi, 50 persone disagiate che per lo più dormono nel dormitorio e spesso hanno, come unica entrata, la vendita del giornale. Abbiamo lanciato questo piccolo appello e quello che ricaviamo lo distribuiamo ai nostri venditori. Accade in Europa e in altre parti del mondo, altri colleghi di giornali di strada sono molto preoccupati, noi facciamo da apripista”. La richiesta di aiuto è stata immediatamente raccolta. “Negli ultimi anni mi sono impegnato a dare una mano conoscendo persone e realtà – dice al Foglio Giacomo Poretti, il terzo del trio con Aldo e Giovanni, protagonista di un video a favore di Scarp de’ Tenis – mi sembra che tutti quanti dovremmo farlo ed essere presenti quando serve. Milano è sempre stata una città molto accogliente, piena di associazioni, di fondazioni che aiutano gli altri. Il volontariato trova una delle sue espressioni più significative, è la storia stessa della città. Per Scarp de’ Tenis, già l’anno scorso, abbiamo realizzato un programma in quattro puntate trasmesso da Tv2000 di cui ero conduttore. Protagonisti gli homeless: accompagnavo la telecamera nei luoghi di Milano, città ricchissima, straordinaria, dove succede di tutto ma dove ci sono realtà di grande sofferenza. Ho fatto il video da casa dove ho deciso di stare con mio figlio che non va a scuola, mia moglie fa la psicologa e riceve i pazienti via Skype, gli spettacoli annullati, il teatro Oscar che gestisco è chiuso. Brutto momento ma niente drammi”.

 

Per Scarp de’ Tenis si è mosso anche l’attore scrittore e comico Germano Lanzoni. “L’è roba de barbùn, ma se non sai guardare l’ultimo è inutile che punti alla vetta”, dice nel video che ha girato per un tweet del giornale. “Milano ha grande senso civico e di responsabilità collettiva, c’è la percezione del bene collettivo e del territorio sana. Il lato positivo di questa storia è il tempo che viviamo in modo diverso. A ogni mio spettacolo ricordo qual è la moneta più importante: non è l’oro o l’euro ma il tempo. E questo è un tempo regalato. Quando torniamo saremo proattivi perché non avremo perso del tempo ma rafforzato lo strumento. Quello che ci aspetta è ragionare in modo completamente diverso”. Perché il video per Scarp de’ Tenis? “Conosco il progetto e c’è un profondo legame artistico con Jannacci e quella canzone. Quando arrivi in stazione a Milano ci sono Gaber, Jannacci e Fo in quella bellissima gigantografia di Feltrinelli, un’icona. I tre maestri che ridono e che ti danno il benvenuto in città e ti invitano a sorridere a un luogo straordinario di conflitti e incongruenze che per un comico sono la manna dal cielo perché dove ti giri trovi spunti”.

 

La Caritas fa la sua parte. “Dall’inizio dell’emergenza abbiamo cercato di tenere insieme due esigenze: la tutela della salute e la solidarietà verso le persone in difficoltà – spiegano dall’organismo pastorale – Abbiamo scelto di tenere aperti i servizi come il dormitorio, il tunnel sotto la Stazione Centrale ristrutturato, diventato un centro di accoglienza. Abbiamo introdotto dal 24 febbraio un filtro sanitario tenuto da due medici volontari della Croce Rossa, un’infermiera e quattro educatori che tutte le sere, a turno, prendono la temperatura alle persone prima di farle entrare, una misura di tutela per poter tenere aperto il rifugio che ospita ogni sera oltre cinquanta senza tetto per salvaguardare ospiti e operatori. E’ aperto anche il refettorio ambrosiano, la nostra mensa sociale continua a rimanere aperta. Facciamo entrare 25 persone alla volta in una sala da novanta in modo da tenere la distanza di sicurezza. E poi gli empori della solidarietà, otto in tutta la diocesi (tre a Milano e il resto nell’hinterland milanese e nelle provincie di Varese e Lecco), sono attivi, piccoli market dove si fa la spesa con una tessera a punti. Abbiamo chiesto di venire su appuntamento, è stato distribuito un foglio con gli orari e i numeri per poter fare la spesa”. Poi, ovviamente, c’è tutto il resto della Milano “buona”. Dal Centro di servizio per il volontariato che continua a funzionare, alle onlus che mettono a disposizione personale volontario medico, a quelle che gestiscono ambulanze o i volontari dei Vigili del fuoco. E si moltiplicano, spesso il tam tam è in rete, chi si auto organizza nei quartieri per una spesa alle pensione anziane, o per recapitare farmaci.

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