La Milano (e la Lombardia) delle politiche inverse

Fabio Massa

Piccolo bestiario di fatti e scelte irrazionali nel momento in cui tutti dovrebbero fare la stessa cosa

Il canone inverso, in musica, è una composizione nella quale il primo violino esegue una melodia e il secondo violino esegue la stessa melodia, ma al contrario. In questa sinfonia tragica che è il coronavirus, ecco un piccolo bestiario minimo di cose della politica dalla logica dubbia o rovesciata.

TUTTI A CASA, AREA C - Forza Italia mena in questo periodo un suo antico cavallo di battaglia: l’abolizione (o in questo caso, la sospensione) di area C. E anche di area B, già che ci siamo. Tralasciamo il fatto che area C è un Ecopass geneticamente modificato, e che quel provvedimento venne preso da una giunta di centrodestra. Ma questo afferisce alla storia, per sua natura è un po’ noiosa. Però in un momento nel quale la maggioranza in Regione Lombardia (ovvero Lega e Forza Italia), supportata dall’opposizione (ovvero Pd e Movimento 5 stelle), supportata da vip, chic, radical e pop, supportata da social, giornali e tv a reti unificate dice di stare tutti a casa, forse la logica vorrebbe che area C – salvo casi comprovati di salute – andrebbe portata a 50 euro. Non rimossa. Ovviamente, dopo la chiusura totale di qualunque cosa, si dovrebbe procedere a non fare più multe (se non muovi l’automobile vuol dire che non ti stai muovendo) e a non far marciare più i mezzi pubblici. Logica.

I RECLUSI SUI TETTI - Le carceri italiane sono una vergogna mondiale. In questa vergogna spicca quella del carcere di San Vittore, nel cuore di Milano. E’ una emergenza costante, con una condizione tremenda a livello sanitario e sociale. Un paese civile e una città che si vuole raccontare come capitale morale d’Italia non dovrebbe tollerare una situazione simile. Poi però, durante l’emergenza coronavirus, si rende noto ai carcerati che non potranno più ricevere visite. Motivi sanitari, ovviamente. E scatta la rivolta. Badate bene, non perché c’è stato un contagio. Ma perché c’è una restrizione ulteriore. Questo vuol dire che sono già al limite, se i reclusi si ribellano e salgono su un tetto. Vuol dire che se per noi la prospettiva è il divano di casa, per loro è insostenibile non poter vedere i loro cari. Anche sapendo che se entrasse il virus il carcere si trasformerebbe in un lazzaretto. Bisognerebbe rifletterci un po’

I PARTITI SCOMPARSI - Dove sono finiti i partiti, in questo bailamme? E la politica locale? Fagocitata. Dopo aver cianciato un po’ della Milano che doveva rimanere aperta e viva, il centrosinistra milanese si è allineato alla Regione. Insieme a Fontana hanno chiesto a Conte misure più restrittive. Dove sono finiti, peraltro, i partiti ambientalisti che nei primi giorni gioivano perché l’assenza di auto aveva “pulito l’aria”? Tutti silenti, o forse si stanno preparando per quando si dovrà ripartire, con grandi eventi di giubilo e festa (una bella marcia senza muri di casa, ad esempio). Sul cambio di strategia anche il sindaco ha fatto quello che Repubblica (generalmente assai allineata con Palazzo Marino) ha definito “testacoda”. Con tutta probabilità, considerato che l’emergenza sanitaria è in capo alla Regione, il primo cittadino sta studiando per capire come può agevolare la ripartenza.

PIU’ BERGAMO MENO MILANO - A proposito” di testacoda”, nella sfida tra gentiluomini, o da nemici-amici, tra Beppe Sala e Giorgio Gori su chi sia il sindaco di sinistra più in vista della Lombardia, c’è da registrare che mentre Sala (che del resto non dà le carte nella capitale economica bloccata) si allinea e nasconde i vecchi ottimismi, il sindaco di Bergamo ha sposato in pieno l’appello di Fontana per “chiudere tutto per 15 giorni perché “le misure del governo non sono sufficienti per fermare il virus”. Esposizione politica.

POLITICA AL TELEFONO - Ci sono quelli che si sono chiusi in casa in silenzio. E quelli che invece stanno andando avanti, migliorando anzi le proprie reti. Lo smartworking vale anche per la politica. Gianmarco Senna, ad esempio, ha iniziato a una serie di teleconferenze con gli imprenditori milanesi. Il consigliere leghista, di mestiere ristoratore, appartiene a una delle categorie più colpite dal virus. “Sto in casa e parlo con le categorie produttive. Molti sono spaventati non solo dall’emergenza sanitaria, ma anche e soprattutto da quello che dovranno affrontare dopo. Ci vuole chiarezza. Io aiuto in questo senso”, spiega al Foglio. Altri, come il Pd milanese, ha iniziato una serie di dirette Facebook con istituzioni (vicesindaco Scavuzzo, che riemerge dal silenzio per l’occasione; il viceministro all’Interno Matteo Mauri e altri). La politica al tempo del coronavirus è virtualissima, ma meno social. Gli slogan su Facebook sono sostituiti dalle dirette. Le gente sta a casa, e non in giro. Vuole capire: per questo i meme non sono il modo migliore per comunicare, in questo periodo.

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