Carlo Rienzi (LaPresse)

Il Codacons e i numeri ingannevoli a pagamento sull'“emergenza coronavirus”

Luciano Capone

Sfruttando l'ansia da epidemia, l’associazione di Carlo Rienzi adesca i cittadini con servizi a pagamento poco chiari. Brutta storia. Servirebbe un esposto dei consumatori contro l'associazione dei consumatori

Una class action dei consumatori contro le associazioni dei consumatori è roba surreale, ma forse sarebbe una cosa realistica in questo paese dove spadroneggiano associazioni come il Codacons che, dopo aver fatto battaglie contro i vaccini e le vaccinazioni obbligatorie, si è scagliato contro la raccolta fondi organizzata da Fedez e Chiara Ferragni per aiutare il San Raffaele a costruire ex novo un reparto per curare i malati di Covid-19. Se ne è parlato tanto. Possiamo riassumere la vicenda così: l’associazione dei consumatori ha chiesto alle autorità di intervenire per alcune presunte irregolarità contro GoFundMe, la piattaforma più usata a livello internazionale per raccogliere fondi, chiedendo la restituzione ai cittadini delle donazioni finora effettuate e lo stop di tutte le raccolte fondi attive sulla piattaforma. Il Codacons sostiene che GoFundMe speculerebbe sull’epidemia in maniera ingannevole e con “commissioni nascoste o equivoche agli ignari donatori”

  

Beh, questa potrebbe essere proprio la base di un esposto All'AgCom dei consumatori contro l’associazione dei consumatori guidata da Carlo Rienzi. Infatti il Codacons ha in homepage diversi banner ingannevoli, che usano il tema “coronavirus” per incassare soldi. Il più clamoroso è un servizio telefonico “emergenza coronavirus” per fornire “supporto o informazioni” ai cittadini. Si tratta di due specie di hotline (numeri “premium” 893), ovvero di linee a pagamento chiamate “forum telefonici” per fornire “assistenza psicologica” o “assistenza legale” sull’“emergenza coronavirus”. In particolare "col primo forum di assistenza psicologica – che risponde al numero 89349949 – un team di psicologi dell’associazione dalle ore 10 alle ore 12, e dalle 14 alle 16, fornirà aiuto per affrontare nel migliore dei modi questi giorni di isolamento a casa, offrendo consigli e supporto a chi più di altri risente dell’emergenza sanitaria in corso”, scrive il Codacons. Mentre “il secondo forum – attivo nei medesimi orari al numero 89349933 – è dedicato invece all’assistenza legale su tutte le tematiche inerenti rimborsi di biglietti e viaggi, voucher e bonus, misure di sostegno per famiglie e imprese inserite nel decreto “Cura Italia”, scadenze fiscali, bollette, ecc”. 

  

 

Il numero verde 800066735, inizialmente indicato, scompare completamente dalla descrizione lasciando spazio a quelli a pagamento. Inoltre, se i consulenti sono attivi solo per poche ore – due la mattina e due la sera – il servizio non si ferma, ma prosegue 24 ore su 24 “per ascoltare le domande dei consumatori e le risposte fornite dall’associazione”. In questo modo, però, i cittadini/consumatori che telefonano fuori da queste brevi fasce orarie, pagando il prezzo di una consulenza personalizzata, si ritroverebbero ad ascoltare telefonate registrate a caso. Come se un cittadino, presentandosi in ritardo dal medico, si ritrovasse a pagare il prezzo di una visita per assistere alle visite di altri pazienti.

  

 

In maniera ancor più ingannevole, quindi, i due numeri sono affiancati a un numero verde 800, confondendo così i consumatori su cosa sia a pagamento e cosa gratuito. E con un servizio che cambia in base alle fasce orarie, il Codacons inganna i consumatori che allo stesso prezzo pagano cose nettamente differenti: entro un orario si paga per essere ascoltati, dopo per ascoltare. 

 

  

Inoltre sul banner pubblicitario compare la dicitura: “Il costo della telefonata serve per poter continuare ad aiutarvi”. Quasi a far intendere che si tratti di costi vivi, trattenuti dai gestori telefonici, per un servizio o un supporto offerto gratuitamente dal Codacons. E invece è proprio il corrispettivo di una prestazione del Codacons che ha tariffe salatissime, che arrivano quasi a 1 euro al minuto (circa 80 centesimi al minuto più Iva più lo scatto alla risposta). E di questa somma solo una parte va alla compagnia telefonica per la gestione del servizio, mentre l’altra – la parte maggioritaria, che può arrivare anche al 90 per cento – viene incassata dal content provider, ovvero il Codacons di Rienzi.

 

Speculare sulle persone che si trovano in una situazione di fragilità psicologica ed economica durante un’epidemia, peraltro in maniera così ingannevole e quasi truffaldina, è qualcosa che meriterebbe un esposto all'AgCom dei consumatori contro il Codacons. E farsene promotore, magari, potrebbero essere proprio i Ferragnez.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali