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Si erigano due monumenti: uno a chi contesta le statue, l'altro a chi le difende

Saverio Raimondo

Il dibattito iconoclasta si ricopre di ridicolo (e di sterco)

E’ dai tempi del vitello d’oro che le statue vengono contestate: all’epoca Mosè bruciò la scultura incriminata, e con le ceneri contaminò dell’acqua che poi costrinse gli israeliti a bere. E noi ci lamentiamo per un po’ di vernice sulla statua di Montanelli: almeno nessuno l’ha dovuta assaggiare.

 

(Lo stesso Mosè fu poi contestato quando divenne statua: narra la leggenda che Michelangelo Buonarroti, contemplando il suo Mosè di marmo appena ultimato, colpito dal vivido realismo del suo lavoro, esclamò rivolto alla scultura: “Perché non parli?”, colpendone un ginocchio con il martello. Non ricevendo alcuna risposta e diagnosticando alla sua opera lentezza nei riflessi, narra un’altra leggenda che sto inventando io di sana pianta in questo preciso momento che Michelangelo imbrattò la statua coprendola di pece e piume, e scrisse sul basamento quello che poi molti anni più tardi divenne il testo della canzone “Parole parole”). Per non parlare dell’iconoclastia domestica: quanti mobili e suppellettili sono finiti distrutti dalla furia cieca o gettati dalla finestra sotto una pioggia di improperi dopo averci sbattuto contro il mignolino del piede.

 

Dunque, nulla di nuovo; se non che oggi gli oggetti inanimati stanno scaldando gli animi e accendendo il dibattito pubblico come non succedeva da tempo, per niente e per nessuno. Prendiamo per esempio il recente caso della pillola abortiva, vietata in day hospital dalla Regione Umbria proprio negli stessi giorni in cui decine, centinaia, migliaia di persone manifestavano in tutto il mondo contro il bronzo dalle sembianze umane: se la presidente Donatella Tesei fosse stata una statua, probabilmente sarebbe stata contestata assai duramente, vandalizzata o imbrattata, e qualcuno magari si sarebbe adoperato per rimuoverla come in Ghana hanno fatto con la statua di Gandhi; mentre essendo una persona in carne e ossa, in grado di incidere qui e ora sulla vita delle persone, ai più (ma neanche tanti) è bastato manifestare la propria contrarietà e indignazione con un tweet o un post su Facebook. Ugualmente, se in questi giorni a essere accusato di violenza sessuale fosse stato non Paolo Massari, giornalista Mediaset ed ex assessore del Comune di Milano, ma una statua dedicata al giornalista Mediaset ed ex assessore del comune di Milano Paolo Massari, probabilmente anche lui avrebbe rimediato qualcuno disposto ad arrampicarsi sugli specchi per difenderlo e giustificare lo stupro con argomentazioni carpiate.

 

Ecco perché ritengo che il dibattito sulle statue sia sterile, incapace di suscitare vere emozioni o accendere opinioni interessanti: sia chi attacca sia chi difende le sculture sono persone, e non loro rappresentazioni. Propongo pertanto di erigere due monumenti: uno a chi contesta le statue, l’altro a chi le difende. Solo così potremo ricoprire di sterco le effigi degli uni e degli altri con la stessa foga con cui nella vita reale i rispettivi modelli si stanno ricoprendo di ridicolo.

 

Se questa mia proposta dovesse suscitare un dibattito, propongo di erigere una statua rappresentante il sottoscritto a grandezza naturale (cioè un nano da giardino) per dare libero sfogo agli attacchi e alle difese di entrambe le fazioni.

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