Ricchi da salvare

Saverio Raimondo

Ormai minoranza, sono privi di ogni tutela. Serve un piano demografico, perché avremo bisogno di loro

Più del rapporto Istat o del rapporto Caritas, la vera emergenza sociale la fotografa la classifica Forbes: mentre aumentano i poveri (post Covid +34 per cento solo in Italia ), i ricchi diminuiscono – e per il secondo anno consecutivo. Dal 2019 i miliardari sono passati da 2.153 a 2.095 (nel 2018 erano 2.208); e di fronte a un simile dramma sociale non c’è alcun piano di aiuti che promuova e sostenga la ricchezza: nessun incentivo per le limousine, nessuno sconto sulla jacuzzi, nessun bonus vacanze alle Hawaii con tutta la servitù. I ricchi la bicicletta o il monopattino elettrico se li pagano a prezzo intero e con i soldi loro, proprio come lo yacht e il jet privato.

 

Quando si parla degli effetti nefasti delle disuguaglianze economiche, il primo è sicuramente la discriminazione di cui sono vittime i ricchi: l’unica minoranza al mondo (per altro la più minoritaria delle minoranze: persino rom e transessuali sono più dei ricchi, e persino i transessuali rom!) i ricchi sono l’unica minoranza, dicevo, a non godere di nessuna tutela. Eppure, con una crisi alle porte che al confronto ai dinosauri è andata bene, è proprio dei ricchi che avremo più bisogno.

 

Chi credete che possa rilanciare i consumi o assumere i disoccupati, i poveri? Solo i ricchi potranno permettersi di darci 1 euro a tutti quanti quando fra 5 mesi chiederemo l’elemosina – anche perché la chiederemo da casa, in smart accattonagging; e solo i ricchi avranno frequentato la scuola da ricchi o i circoli per i ricchi, insomma quei posti dove ti insegnano tiro con l’arco e avranno la mira sufficientemente allenata da saper tirare l’elemosina a un metro di distanziamento sociale senza prenderci in un occhio. La politica deve smettere di occuparsi dei poveri: li ha già fatti aumentare abbastanza. L’1 per cento della popolazione mondiale è più ricco del 99 per cento: una sproporzione mostruosa che dimostra quanto la stragrande maggioranza della popolazione umana –il 99 per cento! – sia incapace di produrre ricchezza; è giunto il momento di puntare su quell’1 per cento.

  

Propongo un piano internazionale di salvataggio: dichiariamo i ricchi specie protetta. Prendiamo tutti i 2.153 miliardari della classifica Forbes e transenniamoli. Chiudiamoli in un recinto (dorato e con idromassaggio, e ovviamente con adeguata disponibilità di ostriche, tartufi e champagne), al riparo da contestatori e cacciatori di dote; e facciamoli accoppiare fra loro. Jeff Bezos ha quattro figli, Bill Gates e Warren Buffet tre, Zuckerberg appena due, Alice Walton (unica donna nella top ten dei super ricchi) nessuno: i miliardari si stanno estinguendo anche perché non si riproducono più. Se invece ogni ricco facesse più figli, per giunta assieme a un altro ricco così da avere una prole di straricchi che non dimezzano i patrimoni bensì li sommano, ecco che il trend si invertirebbe positivamente per tutti.

 

Poniamo che ogni coppia di ricchi scodelli 12 figli, come una volta le famiglie dei contadini: avremo, nel giro di 18 anni, decine di consumatori maggiorenni in più con una capacità di spesa superiore al comune. I ricchi vanno allevati: vanno custoditi e cresciuti sani e robusti, affinché possano rendere di più. Se necessario, sono favorevole anche agli allevamenti intensivi: miliardari imbottiti di antibiotici per farli stare bene e di ormoni per renderli fertili, così da arrivare a un numero di ricchi superiore alla disponibilità mondiale di ville, suite e caveau – con conseguente indotto per il settore edile – e più di quanti la Svizzera, la Costa Azzurra e gli atolli di isole private possano contenere – così che i miliardari e i loro soldi si spargano nel mondo. Così facendo non saremo tutti più ricchi, ma sicuramente avremo tutti un amico ricco.

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