Richiudiamo le scuole

Saverio Raimondo

Per difenderci da quei mostriciattoli portatori di Covid dei nostri figli non resta che isolarli dentro agli istituti

Nonostante siano state stabilite sia una data certa e inderogabile (14 settembre) sia delle linee guida (che alla fine si riducono a igiene e distanziamento, vabbè: così siamo buoni tutti a fare il comitato tecnico-scientifico!), la riapertura delle scuole resta motivo di polemiche, interrogativi e soprattutto angosce mostruose. Dopo mesi di non detto, il nodo è finalmente venuto al pettine: il problema non è il ritorno dei bambini a scuola, ma il ritorno dei bambini da scuola. Saranno infetti? Contagiosi? E’ vero che i bambini possono avere una carica virale pari se non superiore a quella di un adulto? Se un bambino positivo al Covid ti morde, dopo quanti secondi muori? In mancanza di risposte a tutte queste domande, i genitori sono già in ansia per settembre: i bambini, si sa, sono armi batteriologiche già in tempi di pace, figuriamoci durante una pandemia. Inoltre i cuccioli d’uomo sono assai recalcitranti a lavarsi spesso le mani, e le mascherine su quei musetti non sono nemmeno obbligatorie – salvo le incrostazioni attorno al naso e alla bocca di Nutella misto muco non facciano da dispositivo di protezione. Intanto, le baby sitter sono scappate con il primo bonus; mentre i nonni, temendo un olocausto geriatrico, hanno già disconosciuto figli e nipoti o fingono un Alzheimer.

 

Ma qui il problema non è più tanto chi li va a prendere a scuola, o chi li fa pranzare o fare i compiti; qui il problema è chi li vuole più questi pangolini dentro casa! Tanto che in queste ore è corsa ai test, ma non sierologici, di paternità: c’è chi spera di scoprire che quel figlio non sia suo, così da sbatterlo fuori prima della riapertura delle scuole. Insomma, non è un caso se negli ultimi giorni per placare gli animi si rincorrano pareri di esperti sull’innocenza virale dei bambini, fra cui un documento del Centro europeo per il controllo delle malattie che sottolinea come non esistano evidenze scientifiche per sostenere un aumento dei contagi alla riapertura delle scuole; ma ormai è psicosi, o nella migliore delle ipotesi dubbio insonne, tarlo implacabile. C’è chi ha già le allucinazioni: le gemelline di “Shining”, mano nella mano, che tossiscono. Ma se il presidente del Consiglio può proporre un tunnel sotto lo Stretto e la sindaca Raggi non si fa scrupoli a ricandidarsi a Roma, allora anche io posso avanzare senza timori né balbuzie la mia modesta proposta: richiudiamo le scuole. Ma non adesso: dopo, con i bambini dentro. Il 14 settembre aspettiamo le 10 (anche i più ritardatari saranno entrati a lezione per quell’ora, no?) e poi senza indugio dichiariamo tutte le scuole d’Italia focolai, “zona rossa”, mica come Nembro e Alzano. A quel punto i bambini restano chiusi dentro, con l’esercito fuori a controllare porte e finestre; e non escono più, fino al vaccino. E l’affetto dei genitori, il ruolo educativo di mamma e papà? Su Zoom: dopo mesi di didattica a distanza, adesso proviamo con la famiglia a distanza. Spiace per il personale scolastico, rinchiuso assieme ai temuti minori e soprattutto ai loro microbi e germi; ma questo sacrificio non cadrà nel vuoto, insegnanti e bidelli verranno ricordati come “angeli” come già medici e infermieri. Tanto i banchi scolastici li dovevamo comunque rifare, no? A questo punto, aggiungiamoci delle sbarre.

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