Non fa più ridere

Annalena Benini

La statua di Woody Allen a Oviedo e il pericolo di diventare tutti scemi

Nella sua autobiografia, Woody Allen ha raccontato che a Oviedo, in Spagna, gli hanno dedicato, secondo lui insensatamente, una statua di bronzo, su cui immagina vadano a posarsi i piccioni, e da cui subito qualcuno ha rubato gli occhiali, staccandoli con una fiamma ossidrica. Comunque, in una strada di Oviedo c’è ancora questo Woody Allen di bronzo. “A meno che non sia stato abbattuto da una folla inferocita, come la statua di Saddam Hussein”, ha aggiunto lui, con una battuta delle sue. Ma la realtà supera le battute, e la vita supera sempre la comicità, e c’è davvero una folla inferocita, per niente scherzosa, desiderosa di abbattere statue, simboli, storia, film, passato, persone in disaccordo, ma anche solo dubbiosi, e libertà di parola. Se Cristoforo Colombo rappresenta il genocidio e la sua statua va incendiata e buttata nel lago per dimostrare che #blacklivesmatter, allora questa furia cieca diventa una minaccia all’intelligenza, oltre che una beffa verso chi ha fatto vere rivoluzioni contro veri dittatori. Una beffa anche a Winston Churchill, la cui statua è stata impacchettata e nascosta a Londra per proteggerla dalle tentazioni distruttrici dei manifestanti, o per metterla in condizione di non nuocere al mondo della cancel culture e della rettitudine estrema (e così violenta): per non offendere nessuno bisogna che Churchill, che ha resistito a Hitler, e poi lo ha battuto, con i russi e con gli americani, che ha vinto il nazismo, venga cancellato dalla storia? Sì, perché “era un razzista”, come hanno scritto sulla sua statua.

   

Farebbe anche ridere, perché certo in tutta coerenza si potrebbe arrivare a pretendere prima il nascondimento e poi l’abbattimento del Colosseo, che venne costruito in condizioni di totale sfruttamento della manodopera ed è stato usato anche per l’orribile spettacolo delle lotte fra gli schiavi. La distruzione della Cappella Sistina, i cui affreschi celebrano una specie di suprematismo bianco. Farebbe ridere questa deriva scema della protesta, se non ci fossero la ferocia e l’intimidazione. E quindi anche gli intimiditi, disposti a tutto per non essere chiamati traditori. Decisi a schierarsi sempre dalla parte giusta (come tutti quelli che si sono uniti con entusiasmo all’attacco contro J.K. Rowling, al grido di: transfobica. Disposti a insultarla e augurarle la morte per difendere i diritti delle minoranze che lei non ha offeso). Farebbe ridere, se non venisse in mente anche quella volta in cui abbiamo coperto con pannelli bianchi le statue di marmo dei corpi nudi ai Musei Capitolini perché stava arrivando il presidente iraniano e non bisognava farlo arrabbiare e lui ha ringraziato dell’ospitalità, in nome della quale abbiamo rinnegato chi siamo. E per che cosa abbiamo amato, mentito, lottato, sofferto. Tutta la fatica fatta per arrivare qui, e per ricordarci da dove veniamo. Tutto il godimento, e anche un po’ la noia, nel riguardare “Via col vento”, e tutti i film di Woody Allen che a un certo punto non si potevano guardare più, perché lui era un mostro e quindi immediatamente mostri anche noi, se non desideravamo tirare giù la sua statua con una corda e buttarla nel lago e poi bruciare tutti i dvd. Farebbe ridere, se diventare scemi non fosse pericoloso.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.