La statua di Indro Montanelli a Milano (foto LaPresse)

L'interessante dibattito fra i monumenti di Indro Montanelli e Pier Paolo Pasolini

Antonio Gurrado

I due sono morti da tempo. Le statue, si sa, hanno la fastidiosa caratteristica di non proferire verbo. Ecco allora una sfilza di intermediari che, come posseduti dal loro spirito, difendono le ragioni dell’uno e dell’altro

Vi sarete accorti che è in corso un interessante dibattito fra Indro Montanelli e Pier Paolo Pasolini; tanto più interessante in quanto non solo Montanelli e Pasolini sono deceduti da tempo ma anche stanno intervenendo in qualità di monumenti, da Milano quello dell’Indro, da Ostia quello del Pier Paolo. I monumenti hanno tuttavia la fastidiosa caratteristica di non proferire verbo, ragion per cui le posizioni dell’uno e dell’altro stanno venendo tenute da intermediari che, come posseduti dal loro spirito, difendono le ragioni dell’uno e dell’altro. Sintetizzando, fra i sostenitori di Montanelli (ossia del suo monumento, poiché ormai statua e persona sono indistinguibili) alcuni domandano cosa ci sia di tanto disdicevole nella vita dell’Indro da non fargli meritare una perenne memoria come quella assicurata al Pier Paolo, al quale viene ascritta una passionaccia per i minorenni. D’altro canto i sostenitori di Pasolini (vale la considerazione sopra) ribattono che non bisogna confondere le scelte di vita del Pier Paolo con le malefatte perpetrate dall’Indro ai danni di una minorenne africana colonizzata; qualcuno ha spiegato, cito con riverenza delle caste orecchie, che non è vero che “a Pasolini piaceva il cazzo allo stesso modo in cui a Montanelli piacevano le bambine africane” poiché “Pasolini non era pedofilo: i pedofili sono attratti dagli adolescenti, mentre Pasolini amava succhiare il cazzo ai ragazzi” e soprattutto “Pasolini ha passato la vita a parlare e mettere in piazza il suo desiderio sessuale, a cercare di capire perché era diverso” mentre “Montanelli ha passato la vita a fare una sola cosa: essere servo dei padroni”. Oltre questa logica stringente ed elevata, l’appassionante dibattito è istruttivo per più motivi. Primo, è la conferma che tanta è la pochezza degli intellettuali italiani vivi che, se vogliamo un po’ di pepe, è necessario far litigare fra loro quelli morti, utilizzandoli a mo’ di burattini. Quindi dimostra che, gli scrittori, in Italia da tempo si è smesso di leggerli, preferendo prima tirar su monumenti per non offenderli e poi tirarli giù per non offendere nessun altro; vale in senso reale e figurato. Ma, soprattutto, lo scoppio ritardato di tali polemiche fa presagire che, tempo qualche anno, un benpensante più benpensante di prima si accorgerà che anche Pasolini non ha superato l’esame etico e chiederà l’abbattimento del monumento di Ostia. Lo so, anche se non ho le prove.

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