Più che una voglia, per i moderati votare Bonaccini è un ragionamento

Carmelo Caruso

Giornalisti, ex politici e imprenditori che in Emilia non hanno mai votato a sinistra ma stavolta, forse, lo faranno

Bologna. “Io interpreterò questo voto come un voto regionale senza farmi contagiare dai fumi ideologici. Si vota per l’Emilia, ma il clima impazzito ha fatto parlare di tutto tranne che della nostra Emilia. Voterò per Stefano Bonaccini. La sua proposta è una proposta seria”. E dunque, da San Lazzaro, paese emiliano dove vive da diciannove anni, Pierluigi Visci, che è stato direttore del Resto del Carlino, anzi del “monolite Carlino” che Giovanni Spadolini trasformò nel giornale più liberale d’Italia e che ha ospitato i pensieri dalla soffitta di Giuseppe Prezzolini, dice che lui resisterà a chi vuole fare di questo voto un referendum totale solo perché in Emilia, ripete Salvini “avete la possibilità di fare la Storia”. “E da anni infatti la proposta politica della destra è invocare la liberazione dell’Emilia dalla sinistra”.

 

“L’Emilia è diventata per la Lega il Santo Sepolcro”, pensa ancora Visci, che non è certo un militante del Pd, ma un moderato che però trova oggi conforto nei bilanci e nei report della giunta Bonaccini: “Che sono uguali a quelli della Lombardia”. Anche questo direttore annusa quello che la Lega dissimula e Forza Italia e FdI invece comprendono. Giovanni Salizzoni che a Bologna è tante cose, già vicesindaco, inventore della lista civica che ha portato a vincere Giorgio Guazzaloca, amico fraterno di Marco Biagi, la chiama la “sofferenza della destra” che non vuole essere leghista e che rilutta perché “è chiaro che non può essere quella la mia casa. Mio zio era Angelo Salizzoni, costituente. È l’uomo che ha suggerito ad Aldo Moro il compromesso storico. Io vengo da lì”. Ma davvero potrebbe andare di là? Davvero si vede a citofonare ai pusher insieme al segretario della Lega? “Salvini fa cose strane. Noi a Bologna, con Guazzaloca, abbiamo vinto perché eravamo normali”. Insomma, lascia intendere il tormento di rimanere se stesso, ma cercando uno spazio al di là di Salvini e senza gridare al “tradimento” che, come dice l’ex ministro dell’Ambiente, in passato assessore al Bilancio di Bologna, Gian Luca Galletti “non può esserci. Bonaccini è il moderato contro la destra smoderata. Da centrista voterò Bonaccini”.

 

La sorpresa potrebbe quindi arrivare dal voto disgiunto più che dalle Sardine “felice novità senza dubbio, ma meno decisiva della possibilità di votare liste di destra pur mettendo un segno sul governatore di sinistra” pensa Giancarlo Mazzuca, allievo (lui vero) di Indro Montanelli, giornalista, direttore, ex membro del cda Rai, un altro che l’Emilia l’ha studiata e raccontata (Romagna nostra, Minerva, 2019) libro scritto con il fratello Alberto) e proprio per questa ragione rammaricato che si siano trascurati i pilastri dell’Emilia del “piccolo e bello”. Per Mazzuca è una campagna tanto stravagante (le Sardine, l’endorsement a favore di Salvini arrivato da Sinisa Mihajlovic) che le uniche cose vere che si possono dire sono queste: “L’impressione è che Bonaccini sia stato un buon amministratore e che Lucia Borgonzoni non abbia mai avuto incarichi di natura amministrativa”. E allora, per Visci, il voto disgiunto della destra è diventato il vero tema anche perché la “forza della proposta di Salvini è la non proposta. Le cooperative non rappresentano più lo spauracchio da agitare e non a caso Salvini non aggredisce i veri problemi. Sento amici di Forza Italia che temono l’emarginazione qualora vincesse Salvini”.

 

Molti emiliani di centrodestra, grazie al Carlino oggi diretto con abilità e giudizio da Michele Brambilla, mercoledì sono rimasti spiazzati dall’intervista all’allenatore che resiste al male, ma la mattina dopo lo sono rimasti leggendo l’intervista a Berlusconi, perché gli ha ricordato la loro vecchia origine. Stefano Aldrovandi che ha fondato il gruppo Hera, capolavoro emiliano che opera nel settore dei rifiuti e dell’energia e che si è candidato sindaco nel 2011 per la destra sfidando l’egemonia di Pci, Ds, Pd, ammette che votare “Bonaccini forse è troppo, ma votare Borgonzoni significa votare contro tutti i valori di una vita”. Per Aldrovandi, in Emilia, i difetti, gli amici e i nemici si sono capovolti perché se è vero che quello che rimane della classe operaia vota Lega e altrettanto vero che “i difetti che un tempo rimproveravo ai comunisti li ritrovo oggi nei leghisti. Non ce l’ho con la Borgonzoni, anzi, siamo amici e ci conosciamo”. Che farà? “Da una parte c’è l’insofferenza per il predominio di quella parte che ho avversato, ma dall’altra c’è un nuovo che non si conosce amministrativamente. Bonaccini, con tutti i limiti, ha guidato una macchina che ha funzionato”. Lo pensano anche industriali che in passato, dice Galletti, non si sarebbero schierati così apertamente come ha fatto Maurizio Marchesini, ex presidente della Confindustria Emilia che ha partecipato, negli scorsi giorni a un evento pubblico con Bonaccini. “Anche la Meloni è più moderata di Salvini” pensa l’ex ministro, centrista sottosopra come questa Emilia costretta a sdoppiarsi (e disgiungersi) per non snaturarsi.