Perché Bibbiano si concentra più su Salvini che sulle sardine

David Allegranti

La chiusura della campagna elettorale del leader della Lega nella città simbolo dello scontro con il Pd. Chiacchiere e scenari

Bibbiano. Matteo Salvini e le sardine, tutti insieme, tutti a Bibbiano, l’isola che non c’è diventata a disposizione di chiunque. Terza stella a destra. Trasformato in un simbolo politico-elettorale, a detrimento della delicata inchiesta, che a pochi interessa per davvero. Pochi – a destra come a sinistra – quelli che si leggono le carte. Bibbiano è diventato un rutto elettorale, rito collettivo al quale nessuno sembra sottrarsi. Non si sottrae tantomeno Matteo Salvini, che oggi nel tardo pomeriggio sarà qui a chiudere la campagna elettorale della Lega in Emilia-Romagna.

    

  

Sicché, quelli di “parlateci di Bibbiano” vanno a parlare a Bibbiano. Un comizio sfidato a distanza di pochi metri dalle sardine, in piazza Libero Grassi, che hanno convocato una manifestazione previo incontro, lunedì scorso, con la cittadinanza bibbianese. “La scelta di Salvini di chiudere a Bibbiano ha cambiato profondamente il clima”, dice al Foglio il segretario del Pd Stefano Marazzi. “Siamo tornati al centro dell’attenzione”. “La ‘venuta’ dalle sardine viene vissuta dalla popolazione un po’ come una sorta di riscossa”, dice Marazzi. Significativo che ancora una volta sarà Salvini a sostituirsi alla sua candidata Lucia Borgonzoni. L’ex ministro dell’Interno per tutta la campagna elettorale ha ripetuto un’operazione già compiuta in passato nelle cosiddette (ex) regioni rosse; è andato in giro a far comizi, drammatizzando lo scontro e portandolo fuori dall’Emilia-Romagna, o meglio: portando lo scontro e la politica nazionale dentro l’Emilia-Romagna. Tuttavia, dice al Foglio Marco Valbruzzi, coordinatore dell’Istituto Cattaneo, lo sbarco di Bibbiano “ormai non pesa e non sposta più nulla. Fa tutto parte del ‘pacchetto liberazione’ dal sistema di potere Pd in Emilia-Romagna impostato da Salvini come frame dominante della campagna elettorale. Serve a compattare l’elettorato di centrodestra”.

  

  

La polarizzazione dello scontro Salvini/Sardine rischia di essere tuttavia un problema per il Pd, osserva Filippo Taddei, ex responsabile economia del Pd e professore alla John Hopkinks. “Era da molto tempo che non si vedeva una manifestazione così partecipata a Bologna come quella delle Sardine di domenica scorsa. Una piazza piena non sempre riempie le urne ma offre sempre dei riferimenti al dibattito pubblico. Il confronto in Emilia-Romagna si sta purtroppo avvitando su tematiche nazionali che non hanno a che fare col governo della regione. Il vero rischio è che il successo di piazza delle Sardine, incastrato nel duello mediatico con Salvini, finisca per penalizzare involontariamente Bonaccini e il Partito democratico. Più questo confronto si intensifica, più la centralità di Salvini permette di sviare la campagna elettorale dai confini della regione favorendo la Lega”. Questo, dice Taddei, “è tanto più paradossale perché la stragrande maggioranza di chi ha animato la piazza di Bologna ha partecipato proprio per scongiurare questa eventualità. Per comprendere la concretezza di questo rischio basta guardare la campagna elettorale: il presidente Bonaccini, forte della sua solida esperienza di governo regionale, ricorda continuamente agli elettori che votano solo per il presidente e il consiglio regionale dell’Emilia-Romagna. Il senatore Salvini fa esattamente il contrario: cancellata la candidata leghista alla presidenza, utilizza la campagna elettorale emiliano-romagnola per parlare unicamente del governo nazionale. Per quanto chiunque comprenda le ragioni e gli interessi del senatore Salvini a non parlare di governo regionale, non si riesce a dimenticare l'essenziale: dopo il 26 gennaio, c’è solo ‘Bonaccini o la Borgonzoni’”.

   

  

Mai come stavolta la regione Emilia-Romagna è contendibile, a disposizione di tutti proprio come Bibbiano. Da giorni non c’è un imprenditore, piccolo, medio o grande, disponibile a parlare di queste elezioni. Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, considerata la “serrata competizione elettorale”, fanno sapere dal suo ufficio stampa, “preferisce rimanere neutrale”. Non parla neanche il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Pietro Ferrari. Idem Alberto Vacchi, presidente di Ima, già sfidante di Vincenzo Boccia. D’altronde, basta una parola fuori posto e salta tutto.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.