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Le Sardine si scindono per colpa di Benetton

Dopo la visita e la foto ricordo dei fondatori del movimento con Luciano Benetton, le Sardine Roma annunciano la separazione: “Un errore politico ingiustificabile”

3 Febbraio 2020 alle 19:16

Le Sardine si scindono per colpa di Benetton

I fondatori del movimento delle Sardine in visita alla sede di Fabrica (foto Facebook/Maria Pavliuk)

Le Sardine perdono pezzi. Sulla pagina Facebook di Fabrica, il centro creato a Treviso dalla famiglia Benetton, la foto ricordo delle Sardine con Oliviero Toscani e Luciano Benetton è stata rimossa. Troppe polemiche.

  

   

Ma mentre online i militanti del movimento continuano a discutere le Sardine di Roma annunciano la scissione: “L’incontro che i fondatori delle Sardine hanno avuto con Luciano Benetton è stato sbagliato, inopportuno. Un errore politico ingiustificabile, ma solo l’ultimo degli errori che Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa hanno commesso nelle ultime settimane”, dice Stephen Ogongo, noto alle cronache per aver aperto le manifestazioni a CasaPound in un’intervista al Fatto quotidiano. “Da questo momento le Sardine di Roma non fanno più riferimento ai 4 fondatori di Bologna né alla struttura che stanno creando... Affiancarsi agli squali, o diventare come loro, non ci rafforza ma ci indebolisce, ci rende prede inconsapevoli. La pubblicazione della foto scattata a Fabrica, ‘centro di formazione per giovani comunicatori’, ha giustamente scatenato una polemica all’interno e all’esterno del movimento delle Sardine”. Per Ogongo insomma le Sardine devono “tornare alle origini”. Di già?

 

IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO DELLE SARDINE ROMA

L'incontro che i fondatori delle Sardine hanno avuto con Luciano Benetton è stato sbagliato, inopportuno. Un errore politico ingiustificabile, ma solo l'ultimo degli errori che Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa hanno commesso nelle ultime settimane.

Da questo momento le Sardine di Roma non fanno più riferimento ai 4 fondatori di Bologna né alla struttura che stanno creando. Le Sardine di Roma ripartono da quei valori che hanno fatto della manifestazione di Piazza San Giovanni la più grande e la più partecipata delle sardine: uguaglianza, libertà, giustizia sociale. Affiancarsi agli squali, o diventare come loro, non ci rafforza ma ci indebolisce, ci rende prede inconsapevoli.

La pubblicazione della foto scattata a Fabrica, “centro di formazione per giovani comunicatori”, ha giustamente scatenato una polemica all’interno e all’esterno del movimento delle Sardine. È un fatto noto che la famiglia Benetton è la maggior azionista di Atlantia e della società infrastrutturale Autostrade per l'Italia, tuttora compromessa con il tragico crollo del Ponte Morandi di agosto 2018 che ha causato la morte di 43 persone.

Chi lotta per la giustizia sociale e per un nuovo modo di fare politica non può dimenticare il grido di dolore delle famiglie delle vittime di Genova. Per chi ha creduto nei valori espressi nelle piazze delle Sardine è stata una delusione enorme che ha minato gravemente l’integrità e la credibilità del movimento.

Ciò che rende tutto sospetto è la tempistica di questo incontro, che avviene proprio nel momento in cui si è riaperta la trattativa per la concessione di Autostrade per l’Italia. Se non ci fosse niente da nascondere, perché non hanno reso pubblica la loro visita a Fabrica prima? Perché non hanno pubblicato loro stessi la foto dopo l’evento?

L'aspetto più grave di questa vicenda è stato l'aver assistito a diversi tentativi di limitare la discussione all’interno dei gruppi Facebook delle Sardine addirittura attraverso la censura di determinate parole e la cancellazione di diversi commenti e post critici.

Questo è un comportamento pericoloso che limita la libertà di espressione. E non è la prima volta che accade. Sempre più nelle scorse settimane abbiamo assistito a un controllo “dall'alto” delle comunicazioni tra noi e verso l'esterno teso ad assicurarsi che i 4 leader fondatori del movimento siano sempre messi in buona luce, anche a discapito di altri.

Anche l'organizzazione delle Sardine sui diversi territori e città ne ha risentito, con l'allontanamento volontario e forzato di soggetti che non condividevano più il modo di evolversi del movimento. Un comportamento che non giova né al movimento né al Paese che vogliamo migliorare.

Segnali preoccupanti sintomo di una situazione che ha passato il segno e a cui serve rimediare in fretta.

Per questo, credo sia giunto il momento di ritornare alle origini del movimento delle Sardine, che era ed è un fenomeno spontaneo, aperto a tutti quelli che vogliono auto organizzarsi senza controlli e regole imposte dall’alto. Le Sardine di Roma tornano in mare aperto: la nostra forza sarà la comunità, l’essere in tanti e il saper stare insieme.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    04 Febbraio 2020 - 15:42

    Le Sardine infastidiscono la destra, i suoi giornali, le televisioni di riferimento. Oggi su un quotidiano appare un articolo che sottolinea le loro frequenti apparizioni alla trasmissione di Fazio, già nemico di Salvini. Recano ineludibilmente fastidio. Per questo motivo sono osservate costantemente al fine di coglierle in fallo. Un errore lo hanno commesso: la visita a Fabrica con la partecipazione di Benetton. Un errore compiuto involontariamente, spero, o forse no, comunque un errore. I loro nemici, pero’, si rassegnino, non le vedranno di certo scomparire.

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  • kriszt49

    04 Febbraio 2020 - 13:22

    E' il dramma del populismo e del giustizialismo. Ma purtroppo, l'aria che tira in Italia, oggi, è questo. Il popolo (senza un vero processo) ha messo la sentenza senza appello, cioè i Benetton sono degli assassini, sono loro i colpevoli della morte delle 43 persone del ponte Morandi. Era prevedibile la reazione da tutte le parti alla visita di Santori e compagni a Treviso e forse per questo motivo inopportuna. Le Sardine di Roma? Come le 5Stelle: noi non siamo come gli altri! Loro non perdonano. E' un vero peccato. kriszt49

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  • gdaines

    04 Febbraio 2020 - 09:53

    Come volevasi dimostrare...quando un movimento nasce per fare solo antagonismo non ha la consapevolezza della "normalità". I teatrini mediatici che sono solitamente una trappola per i "chiacchieroni", alla lunga finiscono per stritolare i loro frequentatori! La notorietà spesso toglie lucidità e credibilità e non bastano giustificazioni puerili per rimanere "visibili" e "riveriti"...

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  • eleonid

    04 Febbraio 2020 - 07:50

    I Benetton non sono il male assoluto italiano. Hanno fatto bene li sardine di Bologna e non solo ad incontrarsi con in grande dell'imprenditoria italiana. Basta con una cultura contro chi crea ricchezza. Se Autostrade hanno fatto degli errori lo giudicherà la magistratura . Per il momento in una società civile rimane tutto come era a prima la caduta del ponte Morandi.

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    • Carlo A. Rossi

      04 Febbraio 2020 - 13:50

      Bellissima, questa. "In una società civile rimane tutto come era prima...", a cui poi ognuno può aggiungere quel che vuole. Che so, mi viene in mente la Germania alla fine della Seconda guerra mondiale: In una società civile rimane tutto come era prima dell'avvento di Hitler del nazismo? O l'Argentina del generale Videla: in una società civile rimane tutto come era prima dei desaparecidos? Confesso, porto alle estreme conseguenze un ragionamento fallace. Come si può pretendere che tutto sia come prima, quando alcuni avvenimenti fanno da spartiacque? A meno che solo alcuni di questi possano essere dei termini ante quem, altri non ne hanno la dignità? Ciò detto, va bene detestare Salvini, ma non era pretendere troppo che da quei quattro scalcagnati venisse fuori di meglio? Comunque, per quanto non mi siano simpatici, i Benetton non sono il male assoluto.

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