Pd e renziani divisi? Occasione per fare chiarezza. I consigli di Bobo alla sinistra

Marianna Rizzini

Il patto con il M5s, l’Emilia-Romagna e un libro su Gesù. Parla Sergio Staino

Roma. Vigilia del giorno del giudizio per il Pd (voto in Emilia-Romagna domenica prossima), day after delle dimissioni di Luigi Di Maio dal vertice del M5s. Ce n’è abbastanza per una riflessione su quello che succede a sinistra prima, durante e dopo l’alleanza Pd-M5s, e Sergio Staino, il fumettista e vignettista che ha creato Bobo, il pilastro satirico dell’Unità, fondatore di Tango, il collega e amico dei ragazzacci della rivista “Il Male”, è a Roma per presentare – oggi, allo spazio Wegil, con (tra gli altri) la cantautrice Paola Turci – il suo ultimo libro Hello Jesus (Giunti), titolo che rimanda alla striscia che Staino ha firmato, da non credente, sul quotidiano Avvenire.

 

 

  

E se il Gesù delle vignette – ragazzo che sogna di diventare profeta e ama Bob Dylan anche al cospetto di un Di Maio venditore di miracoli e a un Salvini predicatore – Staino, che quelle vignette ha disegnato, pensa con paradossale sollievo all’ennesima scissione a sinistra: il Pd zingarettiano e l’Italia viva renziana sono creature separate, seppure unite dalla partecipazione al governo, e per Staino “tutto ciò che contribuisce a fare chiarezza può, in prospettiva, contribuire ad aiutare la sinistra, se saremo capaci di cogliere con intelligenza, calma e coraggio le opportunità che la situazione offre”. Non sa, però, Staino, se la stessa scissione “aiuterà il suo protagonista”. Renzi gli pare al momento “politicamente indebolito dall’aver dovuto affrettare una decisione, quella di uscire dal Pd, a cui pensava, ma con altri tempi. Che l’abbia presa per via dell’attivismo di Carlo Calenda o per altri motivi poco importa, ora. Cerchiamo di vederla come occasione di chiarezza”.

 

 

Zingaretti gli pare invece pericolosamente sospeso sull’orlo di un possibile burrone: “Non è una critica personale al segretario, il quale si è anche sacrificato, perché in questo quadro fare il segretario è un sacrificio, ma mi chiedo quanto a lungo si possa reggere questo compromesso”, cioè il governo con il M5s. Staino lo dice da persona “convinta che la politica debba reggersi anche sul compromesso, ma non a tutti i costi, specie quando bisogna rinunciare ad alcuni principi-base: se arrivi a minare la tua natura c’è qualcosa che non va”. Come “riformista e uomo di sinistra”, però, pensa che il compito urgente sia un altro: “Far crescere il nostro elettorato, dal punto di vista politico e culturale, far emergere le posizioni più illuminate – e questo a mio avviso è più importante dell’essere al governo. Come ci arrivi, sennò, al governo? Rinunciando a quale parte di te?”. Pensa alla vicenda della prescrizione, Staino, e non può trattenere l’osservazione sconsolata: “Se ti muovi come i populisti come fai poi a marcare la differenza? Puoi ottenere un risultato elettorale ma intanto distruggi la tua base e la tua anima”.

 

 

Vorrebbe, Staino, un partito “cosciente del fatto che l’alleanza con i Cinque stelle lentamente può avvelenarti e farti perdere lo spessore che ti distingue dal populismo agli occhi degli elettori. Se il Pd non fosse andato al governo con il M5s sarebbe andata al governo la destra? Pazienza: io non credo che Matteo Salvini significhi scenario alla Pinochet. Abbiamo una Costituzione, siamo in democrazia, lo si lasciava governava e intanto ci si costruiva un vero futuro”. E poi, si domanda Staino, alludendo al Pd “nuovo” evocato dal segretario durante il seminario a Contigliano, “questa apertura a tutti non sarà pericolosa? Io non ho nulla a che fare con Beppe Grillo né con Massimo D’Alema, intanto. Come dicevamo serve chiarezza, attenzione quindi a non creare confusione. Se apri alla sardine e ai movimenti civici bene, ma fallo senza cedere sul piano della profondità e della crescita culturale e politica. E lo dico senza voler fare il puro: non sono certo uno che sta con la bandiera rossa sull’isoletta”. Tuttavia si dice fiducioso, Staino, in vista del voto in Emilia: “Queste sardine mi hanno rincuorato un po’. E mi paiono molto vicine alla poetica del mio Jesus: fraternità e no al ‘vaffa’. Finalmente ci si può definire buonisti senza sentirsi dei reietti. Mi è tornata la fiducia, sì, ma spero che il Pd abbia il coraggio di essere se stesso: la vera scelta di campo”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.