Luigi Di Maio (LaPresse)

Le dimissioni di Di Maio

Salvatore Merlo

Il ministro ha deciso di mollare la guida del M5s. Oggi le comunicazioni. Le conseguenze dell’alleanza con il Pd

Roma. Luigi Di Maio riceverà stamattina a Palazzo Chigi la delegazione dei ministri 5 stelle. Si tratta di una riunione convocata da almeno una settimana, ma che negli ultimi giorni, tra telefonate, indizi e speculazioni ha convinto lo stato maggiore del M5s del fatto che Di Maio abbia deciso di comunicare oggi le dimissioni dalla guida del Movimento. Dunque alla vigilia delle elezioni in Emilia e nel giorno in cui è prevista la presentazione a Roma dei nuovi segretari regionali, conclusione di quel “processo di riorganizzazione” cui Di Maio ha lavorato per mesi.

 

Come anticipato dal Foglio il 7 gennaio, Di Maio aveva deciso da tempo di dimettersi. Indebolito, esautorato, circondato da un’operazione politica a sinistra (Conte), e da una fronda a destra (Di Battista), avvolto dalle malignità di una corte di mezzi leader che non nascondono più vanità e ambizioni (Morra, Taverna, Fico, Toninelli), Di Maio si era lasciato andare a più di un gesto di stizza: “Mi dimetto e vediamo come se la cavano”. Il momento è arrivato. Gli succederà, pro tempore, Vito Crimi. Il governo rossogiallo doveva distruggere il Pd, ma ha disintegrato il M5s.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.