Il M5s, anche a Roma, è finito. Ecco quello che resta

Gianluca De Rosa

I grillini vanno in ordine sparso in Campidoglio. Così in città, e in tutto il Lazio, Pd e Lega si spartiscono le spoglie

Roma. In fondo Beppe Grillo lo diceva già nel 2012, il M5s si autoscioglierà. E questo 2020, inizio del secondo decennio grillino, è partito all’insegna di una crisi nerissima. L’espulsione di Gianluigi Paragone, il passaggio alla Lega di alcuni parlamentari, le dimissioni del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, la prossima nascita di Eco, abbozzo chissà di un futura costola di grillini dissidenti, ma, soprattutto, gli stati generali di marzo, con la messa in discussione del leader Luigi Di Maio e del ruolo del padrone della piattaforma Rousseau Davide Casaleggio. Poi, la scelta di campo: trasformare l’attuale governo in un vero soggetto politico, con un M5s organicamente alleato del Pd. Il partito, insomma, sembra a un passo dalla dissoluzione, digerito, seppur con fatica, dal sistema politico che è ormai quasi riuscito a cambiarne definitivamente i connotati. E, inevitabilmente, anche a Roma e nel Lazio, centrosinistra e centrodestra attendono di spartirsi le spoglie di un Movimento sempre più allo sbando. Con i consiglieri capitolini fiaccati e delusi dall’esperienza di governo. In questo caso della città. Ultima questione in ordine cronologico quella della discarica. La sindaca Virginia Raggi ha scelto per realizzarla un’area non lontana dalla vecchia discarica di Malagrotta, la cui chiusura è stata tra le battaglie fondative dei grillini romani. Risultato: un municipio, il XII, minaccia le dimissioni, quattro consiglieri capitolini M5s hanno partecipato alla manifestazione contro la discarica di sabato scorso. Più di cinque sono pronti a votare le mozioni anti-discarica delle opposizioni. La delusione sul punto è tantissima, seppur sopita dalla tacita convinzione che il progetto non andrà in porto, che in fondo quella della sindaca sia stata solo strategia per mettere nel sacco la Regione e non fare nessun impianto.

 

Ma i malumori ormai sono all’ordine del giorno. E sui temi più disparati. Ieri per dire la presidente grillina della commissione Cultura Eleonora Guadagno lamentava: “Con l’ultimo bilancio sono stati tagliati il 70 per cento dei fondi alla Soprintendenza per la manutenzione dei beni culturali è molto grave, per noi rappresenta una grande sconfitta”. Sempre per questioni di bilancio, alcune settimane fa, il consigliere Nello Angelucci si è dimesso: la giunta non ha inserito nel previsionale 2020 circa cinque milioni di euro che il consigliere voleva destinare all’assistenza di anziani e disabili. Rammarico, frustrazione, consapevolezza che, per dirla con Guadagno: “Se non facciamo uno sprint adesso avremo davvero fallito”. Questo è il clima che regna in zona Campidoglio dove il gruppo grillino è più che mai frammentato. Si va in ordine sparso. Ognuno pensa alle sue battaglie territoriali o di settore. Prima di capodanno, ad esempio, il presidente della commissione Mobilità Enrico Stefàno ha polemizzato con il suo omologo al Commercio Andrea Coia. Quest’ultimo era riuscito a far votar un atto per rimandare a dopo i saldi invernali il provvedimento che prolunga gli orari delle Ztl e impone il pagamento delle strisce blu anche per i residenti sulle vie dello shopping. Per tutta risposta, sulla sua pagina Facebook, Stefàno postò un articolo sul sequestro dei vigili del mercato della Befana di piazza Navona, organizzato da Coia, con un commento chiaro: “Però sappiate che se il centro è in declino la colpa è delle ztl”.

 

A tutto questo si somma l’enigma Marcello De Vito, tornato – a dispetto delle richieste dei suoi ex colleghi – a presiedere l’Assemblea capitolina, ma senza tornare nel gruppo e nelle chat grilline. A palazzo Senatorio – come ha svelato alcuni giorni fa il Messaggero – il timore è che De Vito stia meditando la nascita di un nuovo gruppo anche in Assemblea capitolina, sulla lunga scia di Eco. Infine c’è Virginia Raggi. La sindaca medita la ricandidatura, ma senza il sostegno del Movimento. Con una lista civica, malgrado i sondaggi non sono più quelli di una volta (tutto il contrario).

 

In Regione, poi, le cose per i grillini non vanno meglio. A via della Pisana i Movimenti 5 stelle sono sempre stati tre: quello legato alla capogruppo Roberta Lombardi, quello delle “raggiane” Valeria Corrado e Gaia Pennarella, a cui si aggiunge il gruppo a sé dell’antivaccinista e turbocomplottista Davide Barillari. Nei corridoi del consiglio regionale, dove i cambi di casacca si sono susseguiti senza sosta, si vocifera che anche qui qualche grillino potrebbe passare alla Lega. Solo chiacchere. Forse. Per adesso l’unico M5s trasformatosi in leghista è l’ex sindaco di Pomezia Fabio Fucci. In futuro chissà.

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