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"Se ti accusano d’aver rubato la Madonnina del Duomo, scappa"

È una frase famosa dall'attribuzione incerta, che potrebbe far comodo quando, in futuro, i processi saranno eterni

13 Febbraio 2020 alle 06:00

"Se ti accusano d’aver rubato la Madonnina del Duomo, scappa"

(foto Unsplash)

Filologia con mezzi di fortuna. C’è una frase famosa che in futuro, vigente il processo imprescrittibile, potrebbe diventare più famosa, passando dal pressappoco del motteggio alla precisione del piano d’azione: “Se ti accusano d’aver rubato la Madonnina del Duomo, scappa”. A volte è attribuita a Salvemini, altre a Francesco Carnelutti, ed è certo che il grande avvocato la usasse: lo riferì Michele Sindona a Panorama nel 1975. Ma si dà il caso che la frase sia ben più antica. Da una nota di Dino Provenzal sulla rivista Lingua Nostra, estate 1949: “Più d’una volta, qui in Lombardia, ho sentito dire all’incirca così: ‘Se ti accusano d’aver rubato la Madonnina del Duomo, scappa’ (…). Credevo fosse locuzione moderna. Ma leggo nel cap. XXVI dell’Assedio di Firenze: ‘Io aveva sentito raccontar in qual modo certo villano a cui si apponeva avere involato il campanile della pieve se ne andasse a casa e dicesse alla donna sua: – Mogliema, ti avaccia a far fagotto delle masserizie e andiamocene con Dio, imperciocché mi accusino di aver rubato il campanile. – Statti, gaglioffo, che io di qui ne vedo la croce e ne sento le campane che suonano a gloria – gli rispose la donna; – ma il villano insisteva: – Partiamo tuttavia, ché al bargello per udire e vedere le campane e il campanile un anno potrebbe sembrar poco”. Provenzal ipotizza che il Guerrazzi, scrupoloso nel documentarsi, citasse un detto già corrente nel Cinquecento. Poco prima, nel romanzo, c’era un’altra frase che meriterebbe la fama: “La giustizia del bargello ha l’ale alle mani per prendere, e per lasciare soffre di gotta”.

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