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Ma non erano gli zingari a rapire i bambini?

Togliamo i figli alle famiglie rom che non li mandano a scuola. L’ha detto, come fosse una cosa da niente, il capogruppo leghista in assemblea capitolina Maurizio Politi

17 Gennaio 2020 alle 06:00

Ma non erano gli zingari a rapire i bambini?

Il campo nomadi di via dei Gordiani, a Roma (foto LaPresse)

Togliamo i bambini rom alle famiglie che non li mandano a scuola. L’ha detto, come fosse una cosa da niente, il capogruppo leghista in assemblea capitolina Maurizio Politi in margine alla presentazione, questo martedì, del rapporto dell’Associazione 21 luglio sul fallimento del piano rom della giunta Raggi. Ma non erano gli zingari a rapire i bambini? L’antropologo Leonardo Piasere, in “L’antiziganismo”, pubblicato nel 2015 da Quodlibet, spiegava questo genere di cortocircuiti ricorrendo al concetto freudiano di “proiezione”: “Nel momento in cui in Italia si ha il picco del numero dei bambini rom strappati alle famiglie (in modo del tutto legale!) e dati ai non zingari, si ha il picco inverso delle denunce di tentativi di rapimento di bambini da parte degli zingari”. Il pamphlet di Piasere non fornisce solo nuova conoscenza, ma qualcosa di simile a un’agnizione tragica. Se l’ombra nera della Shoah ci ha costretti a fare i conti con l’antisemitismo, l’antiziganismo è rimasto lì intatto – inconsapevole, ignorato quando non negato – perché al genocidio di rom e sinti non è seguito nessun lutto collettivo. Ebbene, Piasere propone un esercizio – un esame di coscienza, non certo una tesi storica – : ogni volta che su un giornale incontriamo le parole rom, nomade, zingaro, sostituiamole mentalmente con ebreo. L’effetto è devastante, è come entrare in un cunicolo spaziotemporale che sbuca negli anni Trenta. Provateci. Capirete all’istante perché Liliana Segre ha preferito non esserci, ieri, al convegno leghista di Palazzo Giustiniani.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    17 Gennaio 2020 - 15:53

    Mi scusi ma lo Stato ha l'obbligo di difendere i bambini da genitori che contro la legge italiana non li mandano alla scuola (dell'obbligo). Non tutelare il diritto all'istruzione di un bambino, solo perché il bimbo è un Rom, solo perché più difficile, solo perché "diverso" : questo sì che è discriminarlo e tradirlo. Con umanità e giustizia, e con rispetto per il bambino e per i suoi genitori, la soluzione si trova, volendola trovare. E siccome nell"articolo lei non cita parole e contesto di quanto detto, non posso giudicarne l'idiozia o la saggezza, l'onestà o la disonestà. Quel che posso però esprimere è eufemistica perplessità al veder citare la persecuzione degli Ebrei e della Shoah così a sproposito. Le leggi italiane che obbligano i genitori a mandare i figli a scuola non mi ricordano quelle di Norimberga.

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  • leless1960

    17 Gennaio 2020 - 14:21

    E' un po' che mi faccio una domanda a questo proposito. E' noto che a scuola non si impari tanto il senso civico, il rispetto delle regole e degli altri - tanto è vero che sono fatti quotidiani l'imbrattare muri, il copiare i compiti e il bullismo - quanto piuttosto, e nel migliore dei casi, quando il supporto delle famiglie si fa sentire, qualche nozione di Storia, qualche libro dell'ottocento, qualche tabellina. Mi chiedo allora, ma che gliene importa ai figli dei nomadi di quello che si impara a scuola? Se non mirano a diventare avvocati, medici o impiegati, che imparano a fare certe nozioni?

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  • vittoriocolellaalbino

    17 Gennaio 2020 - 10:37

    Quindi, secondo Lei, sbagliano le autorità a togliere i bambini alle famiglie che non li mandano a scuola? E, di conseguenza, fanno bene i rom (o zingari o nomadi) ad utilizzarli per l'accattonaggio ed i furtarelli, invece di mandarli a scuola? cordialità

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