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Galli della Loggia brava gente

La rimozione del nostro razzismo autoctono, ringalluzzita dall’aria del populismo, trova respiro sul Corriere

14 Gennaio 2020 alle 06:00

Galli della Loggia brava gente

Adunata di balilla con moschetto Balilla a tracolla (via Wikimedia)

Sono anni che sento dire che in Italia non esiste allarme razzismo perché gli italiani non sono razzisti, argomento perfettamente circolare che vien fatto girare da fior di grammofoni a manovella. Dunque, ci fu spiegato dagli astrologi di corte, se un tizio si mette a sparare all’impazzata su tutti i passanti di pelle nera dev’esserci un’altra ragione – disagio urbano, depauperamento economico, esasperazione politica, turbe psichiatriche, allineamento maligno dei pianeti – di cui il razzismo non è che una rifrazione ingannevole. Italiani brava gente era una favola già dura a morire, ma l’aria del populismo – tra quelli che si rifanno al teorico del buon selvaggio e quegli altri che gridano Prima gli indigeni – l’ha ringalluzzita, e ora è tutta pimpante. C’è voluto del tempo, però. Nel 1994, in coda al suo pamphlet sul “Mito del bravo italiano”, David Bidussa confessava di temere che la rimozione del nostro razzismo autoctono preludesse al “ritorno in campo di un linguaggio, di un immaginario collettivo, di una politica, anche se non ancora in forme dispiegate e di massa, di tipo razzista. Una politica, tuttavia, che a quel tipo allude e che rimette in circuito simboli, parole, immagini. Ancora una volta, almeno per ora, non fondati su un paradigma biologico, ma su uno antropologico”. Antropologico, già. Poi uno apre il Corriere della Sera e trova il professor Galli della Loggia che parte da Lévi-Strauss per dire che gli secca avere a che fare con i nigeriani e non vuole i rom sul pianerottolo, ma che questo non ha nulla a che fare col razzismo.

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Commenti all'articolo

  • tobacco

    23 Gennaio 2020 - 18:29

    già, noi non razzisti siamo anime belle. già, ammettere che si possono provare fastidi è razzismo, però il contrario vien da dire che sia ipocrisia. Sarà banale, ma son sicuro che i miei ed i vostri odori non piacciono proprio a tutti. Ammetterlo è razzismo? Gli immigrati danno problemi, anche grossi, non ammetterlo, oltre che ipocrita, comporta razzismo. Ciascuno, a mio modo di vedere, ha diritto alla propria identità, al proprio odore, al proprio sapere, alla propria razza. Razzismo è negare tutto questo, sia con la violenza della repressione che con l'ipocrisia del non ammettere le differenti identità. Razzismo è ritenere che la propria identità sia migliore di quella dell'altro, aprioristicamente. Spero in un mondo dove le differenze abbiano il diritto all'esistenza, e che riescano a convivere in pace migliorandosi reciprocamente

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  • J.Wrangler

    J.Wrangler

    14 Gennaio 2020 - 12:20

    Se un italiano si alza la mattina esce di casa con una pistola e inizia a sparare ai neri è uno scemo e razzista certamente;ma per un episodio del genere si può affermare che gli Italiani sono razzisti?Certamente no, tanto evidente è la verosimiglianza che"una rondine non fa primavera"e quindi arriviamo a Levy-Strauss e l'identità con la quale fa i conti l'antropologo:essa serve come base culturale dai Nambikwara ai "Centri sociali"delle nostre città per definire come l'identità e il suo riconoscimento tra gruppi nel Mato Grosso o gli"Askatasuna"di Torino sia stata a oggi il filo conduttore delle identità culturali di vari gruppi sociali che hanno costruito negli ultimi 450 anni le nazioni in tutto il mondo.In ogni nazione,comunque,esistono gruppi che riferendosi alla razza e non alla identità culturale creano i presupposti del razzismo oltre, già provato, come differenti identità in gruppi esistenti creano condizioni economiche e sociali(ghetti/valore immobili) di conflitto .

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  • luiga

    14 Gennaio 2020 - 08:36

    infatti avere a che fare di chi dello smembramento di vittime ne fa una religione e di chi del furto fa uno stile di vita, proprio no, non ci vogliamo avere a che fare.

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