La fusione tra Fca e Peugeot apre le porte alla eco-mobilità sociale

Roberto Maroni

L’automobile diventerà un bene strumentale grazie al car sharing. Un successo dell’Europa che lavora e produce, nonostante governi in lite perenne

Assistiamo in questi giorni alla fusione tra Fca e Peugeot. Un’operazione industriale importante, con un grande contenuto economico per gli azionisti e con conseguenze (speriamo) positive per i lavoratori. Ma ancora più importante sarà la ricaduta innovativa per la società del futuro: la “eco-mobilità sociale”. Oggi si concretizza l’impegno per la creazione di un campione europeo della mobilità del nuovo millennio. Una mobilità che si baserà sul car sharing, cioè sulla condivisione del mezzo di trasporto, trasformando le nozioni stesse di proprietà, possesso, uso e utilizzo. L’automobile diventerà un bene strumentale, da prendere per andare da qui a lì e poi lasciarla ad altri, come un mezzo pubblico a guida privata, senza investimento finanziario ed emotivo. La uso anche se non è mia, anzi, la uso proprio perché non è mia. Una novità che ci renderà liberi, perché liberati dall’obbligo di acquistare l’auto. Un modello sociale inedito, che trasformerà il nostro modo di vivere e le nostre relazioni sociali. Domanda: che ruolo ha avuto l’Europa in un’operazione così rilevante? Risposta: nessuno. Né la Commissione europea né i governi nazionali. Anzi, l’accordo nasce a seguito della mancata fusione tra Fca e Renault, fallita per la maldestra ingerenza del governo francese. Quest’iniziativa è un successo dell’Europa che lavora e produce, nonostante governi in lite perenne. Che abbia ragione il visionario Henry Thoreau: “Il governo migliore è quello che meno governa”? Stay tuned.

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