I grillini hanno confuso l'Ilva con l'Iva

Roberto Maroni

Bloccare la seconda era un imperativo categorico, ma una lettera di troppo sta generando una catastrofe

Qualcuno a Roma si è confuso. Non è il ministro Gualtieri, che presidia i conti pubblici. Gli avevano detto che bisognava bloccare l’aumento dell’Iva richiesto dall’Ue. Operazione complicata, ma necessaria per evitare un danno grave alle tasche dei consumatori e un danno ancora più grave ai consensi per il governo. Mission (quasi) impossible, ma lui ce l’ha fatta. Promosso. Non è il fantasmagorico Renzi, che ogni giorno sollecita il governo a disfare tutto ciò che lo stesso governo fa (magari su proposta di qualcuno dei suoi: vedasi la famigerata Plastic Tax). Rimandato a settembre. Non è neppure il premier Conte, impegnato a studiare il manuale del perfetto democristiano per imparare a muoversi senza muoversi, a dire e non dire, a guardare a sinistra ma contemporaneamente anche a destra. Insufficiente. E allora chi si è confuso? E su cosa? Il problema è sempre lo stesso, quello che ha indotto Salvini a staccare la spina al governo gialloverde: convivere con il M5s. O meglio, con la sua congenita incapacità di trovare “la quadra” (romantica reminiscenza bossiana) su ogni questione che sia di competenza della politica e abbia una qualche rilevanza social. Social, prima che sociale. E’ il caso dell’Ilva di Taranto. Qualcuno in casa grillina deve aver confuso l’Ilva con l’Iva: bloccare la seconda era un imperativo categorico (vedi sopra), ma una lettera di troppo (capita, forse il correttore automatico…) sta generando una catastrofe. L’Italia si merita un nuovo Cln. Stay tuned.

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