Umbria rock

Roberto Maroni

Salvini è Bruce Springsteen, mentre la sinistra suona il jazz. Tra i due non c’è partita: vince il Boss

E’ più rock che jazz oggi l’Umbria. Si vota per il rinnovo della regione, dopo lo scandalo sulla sanità che ha travolto la giunta. C’è grande euforia nel centrodestra, che si candida a suonarle di santa ragione alla coppia Pd-M5s. Sul palco Matteo Salvini veste i panni del Boss, nel senso di Springsteen: si muove da rockstar sulle note di “We were born to run”, siamo nati per correre (verso la vittoria). Rock vero, energia pura. Dall’altra parte c’è una sinistra jazz, che si rivolge più alla testa che alla pancia. Sarà che io sono di parte, ma tra i due generi non c’è partita: il rock vince. Ma la questione vera è: finiti i concerti umbri, riuscirà il Matteo-rock a dare la spallata a Conte e ad andare alle sospirate elezioni politiche? Sul tema lascio la parola all’altro Matteo, esperto di sfumature jazz: “L’Umbria è una regione bellissima. Ma, appunto, una regione. Una cosa sono le comunali, una cosa sono le regionali, una cosa saranno le politiche. Per le quali Salvini dovrà aspettare tre anni e mezzo”. In attesa del verdetto umbro, una divagazione rockettara milanese. Udite udite: anche Springsteen è contrario all’abbattimento di San Siro per fare il nuovo stadio rosso-nero-azzurro. Lì il Boss fece nel 1985 il primo concerto in Italia. Sante parole le sue: “Buttare giù San Siro sarebbe un reato, perché per come è stato costruito è unico. Mentre suoni è come se avessi di fronte un muro di umanità e ti torna addosso un entusiasmo enorme”. Bravo Boss, forever rock! Stay tuned.