Il gran termometro dell'Ohio italiano

Claudio Cerasa

Si può rendere strutturale l’accordo Pd-M5s? Si può mettere da parte l’estremismo di Salvini? Si può esportare il modello Conte? Spunti da un pomeriggio passato in Umbria con i due candidati, entrambi ostaggio dei dèmoni creati dai propri leader

Si scrive Umbria, ma forse si legge Ohio. I loro nomi forse non vi diranno nulla, la terra di cui parliamo forse non attirerà la vostra attenzione ma per quanto possa sembrare curioso, oggi una parte del destino politico dell’Italia è legata al voto di una piccola regione che per la prima volta nella sua storia recente potrebbe condizionare con forza la traiettoria futura dei più importanti partiti italiani.

 

La regione di cui stiamo parlando è l’Umbria, poco meno di un milione di abitanti. Si voterà il prossimo 27 ottobre e i due candidati, Donatella Tesei e Vincenzo Bianconi, la prima alla guida di una tradizionale coalizione di centrodestra, il secondo alla guida di una coalizione rossogialla formata da Pd e M5s, sanno che la propria avventura è come una matrioska, con molto rispetto per Savoini, all’interno della quale si nascondono matrioske più piccole ma non meno importanti. Dal punto di vista economico, l’Umbria è una regione complicata e rappresenta l’Italia più per le sue opportunità non sfruttate, e i suoi problemi, che per modelli di sviluppo esportabili nel resto del paese: dal 2010 a oggi, la regione ha perso circa 3.770 aziende, il pil si è ridotto di otto punti percentuali, l’80 per cento della spesa corrente viene risucchiata dai costi della sanità e la composizione delle aziende mostra tutti i limiti del modello del piccolo è bello: il 95 per cento delle aziende ha meno di dieci addetti, circa il 4 per cento delle aziende ha fino a 50 addetti e poco meno dell’un per cento delle aziende ha più di 50 addetti.

 

Dal punto di vista politico, invece, i giochi cambiano, e tirando fuori le matrioske sarà semplice capire il perché. La prima matrioska nella matrioska coincide con il profilo di Giuseppe Conte – e non a caso per la prima volta, come annunciato ieri da Luigi Di Maio, il premier scenderà in campo nel corso di una tornata elettorale – e l’accordo tra Pd e M5s a sostegno dell’imprenditore Bianconi è un accordo che ci dirà molto sia sulle possibilità che l’incrocio a Palazzo Chigi tra Pd e M5s sia qualcosa in più di una sveltina di governo sia sulle possibilità che Pd e M5s siano legittimati a lavorare a una legge elettorale con un profilo meno proporzionale e più maggioritario, capace cioè di mettere un giorno Conte, “il nostro Bearzot”, come lo ha chiamato in modo spericolato il ministro Boccia, nelle condizioni di guidare un’alleanza elettorale contro la Lega di Salvini.

 

La seconda matrioska nella matrioska coincide invece con il profilo di Matteo Renzi e di fronte a un insuccesso della strana alleanza tra Pd e M5s – e di fronte a un possibile e clamoroso flop di Forza Italia che secondo alcuni sondaggi potrebbe non arrivare al 4 per cento – avrebbe più forza nel combattere l’aggregazione permanente tra Pd e M5s fuori dalle porte del governo e avrebbe anche più forza per dimostrare che l’alleanza tra Pd e M5s tende solo a grillizzare il Pd (l’Umbria è la regione in cui il Pd ha provato a ricopiare il grillismo introducendo multe per i consiglieri infedeli e sempre a proposito di grillismo il candidato Bianconi, due giorni fa, parlando con chi scrive nel corso di un dibattito organizzato dalla Cna insieme all’avversaria Tesei, ha detto a nome della sua coalizione di “non voler costruire nuovi termovalorizzatori in regione”).

 

Ma la matrioska più interessante è certamente la terza ed è quella che coincide con il più grande problema politico di fronte al quale si trovano i due candidati. E sia Bianconi sia Tesei sanno che il principale problema delle proprie coalizioni oggi sono i mostri che hanno creato i loro partiti: il giustizialismo di Pd e M5s e l’estremismo del leader-guida della coalizione di centrodestra. Bianconi si trova sotto il fuoco nemico a causa di una non-storia che riguarda fondi già concessi agli alberghi di sua proprietà nell’ambito dei finanziamenti relativi alla ricostruzione post terremoto: i giornali locali stanno riservando al candidato Pd-M5s lo stesso trattamento che i grillini adottano di solito contro i propri avversari (Bianconi è accusato di essere in conflitto di interessi: come può un governatore occuparsi di fondi che vanno a sue aziende?) ma il dato surreale è che la vicenda è emersa a causa di una interrogazione demagogica presentata al comune di Norcia proprio dal Pd prima che Bianconi si candidasse. Dall’altra parte invece la candidata del centrodestra, Donatella Tesei, oggi senatrice della Lega, partito che in Umbria controlla due terzi delle città, tenta in tutti i modi di dimostrare che a livello regionale il centrodestra leghista è distante dall’estremismo nazionale, e così il candidato salviniano non parla un linguaggio salviniano, non insiste sull’immigrazione, elogia la globalizzazione, critica i dazi e arriva persino a parlare bene dell’Europa. In Umbria gli elettori si ritrovano dunque a fare i conti da una parte con il modello Conte e dall’altra con il modello del centrodestra non salvinizzato. Ma entrambi i candidati sanno che i dèmoni che dovranno sconfiggere sono quelli creati dai propri leader. Niente male questo Ohio, no?

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.