Stranieri motore dell'economia. Il futuro dell'Ohio d'Italia spiegato con i business del futuro

In Umbria il peso degli stranieri è passato dal 6,5 per cento del 2007 al 10,8 del 2017, controbilanciando il calo demografico. E pure nel turismo rappresentano un'opportunità. Altro che "prima gli italiani"

Matteo Salvini ha concluso la campagna elettorale in Umbria con lo slogan abituale “Prima gli italiani”, al quale ha aggiunto “Prima gli umbri”. Magari studiando meglio la situazione economica e sociale della regione avrebbe potuto dedicare qualche distinguo alla presenza degli stranieri, che in Umbria da problema quale erano percepiti all’inizio della crisi possono rappresentare oggi un’opportunità. Da quando il parallelo Umbria-Ohio è diventato comune, si cercano similitudini con lo stato americano; ma mentre là la manodopera locale della vecchia manifattura ha visto nella concorrenza e nel dumping straniero, più che negli immigrati, la causa del declino, ci sono pochi motivi per vedere una minaccia negli stranieri residenti nella regione al cuore dell’Italia. Anzi. Secondo un dossier della Cna-Umbria, il peso degli stranieri è passato dal 6,5 per cento del 2007 al 10,8 del 2017, in cifra assoluta 40.256 residenti in più, che a differenza che altrove ha evitato il calo demografico, consentendo un aumento della popolazione del 3,8 per cento, e ridotto l’incidenza degli anziani, aumentati del 10 per cento rispetto a una media nazionale del 15,6.

 

Gli stranieri che vivono regolarmente in Umbria non hanno nulla a che fare con i barconi e con il traffico di migranti: vengono in prevalenza da Romania e Albania, poi da Marocco, Ucraina e Macedonia. Il loro contributo al lavoro è soprattutto nel terziario, che sta sostituendo la manifattura come elemento trainante dell’economia. E’ vero che sempre più giovani umbri vanno a studiare e a lavorare all’estero, con un ritmo di 1.400 l’anno. Ma per esempio l’università per stranieri di Perugia continua ad attirare mille studenti l’anno, quasi pareggiando i conti. Ma non è solo questione di immigrazione e emigrazione. Il turismo dell’Umbria è in crisi per motivi legati a cattivi collegamenti e infrastrutture ma anche qui gli stranieri riequilibrano il calo e rappresentano un’opportunità. Gli stranieri rappresentano il 29,9 per ceto degli arrivi e il 36,2 delle presenze in albergo o in altre strutture turistiche, coprendo il 46,4 per cento di quelle negli alberghi, le più costose e in grado di dar lavoro agli umbri. Nel 2016 hanno speso in proporzione più degli italiani: 220 milioni contro 327. Certo, la crisi ha riguardato anche loro (nel 2007 la spesa dei turisti stranieri era stata di 279 milioni). Ma questo ci rimanda alle cause del calo turistico, cioè le via di accesso e l’aeroporto di Perugia. E perché no, si potrebbero imitare altre regioni che hanno fatto dei percorsi gastronomici, dei vigneti e degli outlet (vedi le Marche) un’attrazione. “Prima gli umbri”? Piano con gli slogan.

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